Ungheria: il voto del 12 aprile 2026 ha decretato la sconfitta di Viktor Orbán. I numeri di un “nuovo” cambio di regime

Hungary: the April 12 vote marks Viktor Orbán’s defeat. A “new” regime change in numbers

di Cristiano Preiner*

“Il risultato delle elezioni per noi è doloroso ma inequivocabile. La responsabilità e la possibilità di governare non è stata data a noi”. Sono da poco passate le 21.30 di domenica 12 aprile e con queste parole pronunciate nella Bálna (in italiano “Balena”), futuristica struttura adagiata sulla sponda meridionale del Danubio, a Pest, già teatro della celebrazione di numerosi trionfi elettorali, il primo ministro ungherese Viktor Orbán riassume l’esito di un voto che lo vede sconfitto per la prima volta dal 2010. Poco più di quattro minuti di discorso, dopo essersi congratulato con il vincitore, il quarantacinquenne Péter Magyar, per dire che “noi non ci arrenderemo mai e poi mai” e promettere tanto impegno anche dai banchi dell’opposizione “al servizio della patria e della nazione ungherese”. Si chiudono così sedici anni di governo monocolore arancione. Continua a leggere

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THE ELUSIVE UNITY OF EUROPE

by V. Zagretdinov[i]

In the last Hungarian parliamentary elections, the opposition led by Péter Magyar won by a significant margin. His pro-European Tisza Party secured 138 seats out of 199 in the unicameral parliament (the National Assembly). This victory opens access to the so-called “constitutional majority”, the threshold required for amendments to the constitution and key cardinal legislation. At the European Union level and among all those concerned, Magyar’s victory has been received as nothing less than a victory for Europe. The phrase of President von der Leyen, “Hungary (or Moldova, Romania, etc.) has chosen Europe”, has already become a routine formula for such occasions. Continua a leggere

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Alle radici della crisi tra Pakistan e Afghanistan

La Redazione NAD segnala l’evento Alle radici della crisi tra Pakistan e Afghanistan, che si terrà il 27 marzo 2026 alle ore 18:00, in occasione della presentazione del libro della Prof.ssa Elisa Giunchi PAKISTAN: Una storia politica e religiosa, Carocci, 2026. Continua a leggere

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MOVIMENTI SOCIALI E RESISTENZA NELLA STORIA DELL’IRAN DAL 1979

La redazione NAD segnala la Lezione: Movimenti sociali e resistenza nella storia dell’Iran dal 1979, che si terrà il 3 marzo 2026 ore 16.30- 18.00 Continua a leggere

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LA SIRIA OLTRE IL REGIME CHANGE. DINAMICHE DI TRASFORMAZIONE E CONTINUITÀ

La redazione NAD segnala la Lezione: La Siria oltre il regime Change. Dinamiche di trasformazione e continuità, che si terrà il 5 marzo 2026 ore 12.30 – 14.15 Continua a leggere

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L’AFGHANISTAN DI OGGI NELLA CRISI DELL’ORDINE MONDIALE: ANOMALIA O REGRESSIONE NORMALIZZATA?

La redazione Nad segnala la Lezione: L’Afghanistan di oggi nella crisi dell’ordine mondiale: anomalia o regressione normalizzata?, che si terrà il 12 marzo 2026 ore 12.30 – 14.30 Continua a leggere

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Democrazia partecipativa e assemblee cittadine. L’esperienza di Milano

La redazione NAD segnala l’evento: Democrazia partecipativa e assemblee cittadine. L’esperienza di Milano che si terrà giovedì 19 febbraio 2026 dalle 10.30 alle 14.00 presso l’aula 13 della Facoltà SPES, via Conservatorio, 7 20122 Milano.

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Orizzonti storiografici. Libri sull’età contemporanea (IV edizione)

riflessioni a margine della rassegna su alcune pubblicazioni recenti sul colonialismo italiano

di Cristiana Fiamingo *

Il 3 febbraio 2026, i colleghi del Dipartimento di studi storici Federico Chabod del nostro Ateneo, Massimo Baioni, Francesca Massaro, Irene Piazzoni, Marco Soresina e Paolo Zanini, hanno avviato la quarta edizione della fortunata serie “Orizzonti storiografici. Libri sull’età contemporanea”, mettendo in discussione, questa volta, ben dieci volumi recenti relativi al colonialismo italiano. Plaudendo alla vivace occasione di confronto interdisciplinare – tra l’altro, tra storici contemporaneisti e africanisti – non si può che complimentarsi per una formula vincente, che ha attirato, fra pubblico in presenza e online, molti colleghi e dottorandi. Il format è consistito nell’analisi di un paio di volumi a testa, di cui si son fatti carico gli ospitanti, e nell’apertura al dibattito agli ospiti, in presenza e da remoto, anche invitati perché vicini a quegli studi, affidando a Nicola Labanca il compito di tirare le fila di questa intrigante sfida. Questi i libri in discussione, in ordine cronologico di pubblicazione:

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Il Sudan: cerniera di sistemi in crisi

Sudan: the hinge of systems in crisis

Il Gen. Mohamed Hamdan Dagalo “Hemedti” (piccolo Maometto), comandante delle Forze di Supporto Rapido (RSF) e l’attuale Presidente del Consiglio Supremo di Port Sudan, il Gen. Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan, comandante delle Forze Armate Sudanesi (FSA) – Courtesy of Dabangasudan.org.

Cristiana Fiamingo*

1. Il Sudan e la destabilizzazione sistemica del Corno d’Africa (1956–2026)

Il Sudan non è soltanto uno Stato in crisi, ma una vera e propria “cerniera sistemica” tra Sahel, Valle del Nilo, Corno d’Africa e bacino del Mar Rosso. In questo spazio si intersecano rotte commerciali ed energetiche, competizione militare e rivalità tra potenze regionali ed extra‑regionali. Ne consegue che ogni instabilità interna sudanese produca effetti immediati sulla sicurezza marittima, sui flussi migratori, sui traffici leciti e illeciti e, più in generale, sugli equilibri strategici dei Paesi confinanti.    
La tesi che si intende argomentare in merito a questo conflitto, ma presumibilmente valida a livello globale, è che potenze grandi e medie e i loro alleati regionali non si limitano a ingerirsi nelle contese, ma contribuiscono a modellare istituzioni politiche ibride, oltre a nuove economie di guerra e configurazioni territoriali. Il conflitto sudanese del 2023-26 va quindi letto come esito di un’ingerenza sistemica che produce e riproduce fragilità statuali, funzionali a interessi esterni.

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The Administrative Procedure Act (APA) at 80: Looking backward and forward

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