Ungheria: il voto del 12 aprile 2026 ha decretato la sconfitta di Viktor Orbán. I numeri di un “nuovo” cambio di regime

Hungary: the April 12 vote marks Viktor Orbán’s defeat. A “new” regime change in numbers

di Cristiano Preiner*

“Il risultato delle elezioni per noi è doloroso ma inequivocabile. La responsabilità e la possibilità di governare non è stata data a noi”. Sono da poco passate le 21.30 di domenica 12 aprile e con queste parole pronunciate nella Bálna (in italiano “Balena”), futuristica struttura adagiata sulla sponda meridionale del Danubio, a Pest, già teatro della celebrazione di numerosi trionfi elettorali, il primo ministro ungherese Viktor Orbán riassume l’esito di un voto che lo vede sconfitto per la prima volta dal 2010. Poco più di quattro minuti di discorso, dopo essersi congratulato con il vincitore, il quarantacinquenne Péter Magyar, per dire che “noi non ci arrenderemo mai e poi mai” e promettere tanto impegno anche dai banchi dell’opposizione “al servizio della patria e della nazione ungherese”. Si chiudono così sedici anni di governo monocolore arancione.

I numeri definitivi di quello che è da considerare un terremoto nella recente storia politica magiara arrivano ad una settimana di distanza dal voto. È consuetudine che lo scrutinio si concluda il sabato successivo con il conteggio dei voti degli ungheresi all’estero e dei cittadini elettori registrati presso seggi elettorali diversi rispetto alla residenza abituale. Il Tisza, Tisztelet és Szabadság Párt (Partito del rispetto e della libertà) stravince le elezioni e conquista con 141 seggi i due terzi del Parlamento ovvero la supermaggioranza cosiddetta “costituente” detenuta ininterrottamente dal Fidesz di Orbán dal 2010.

Al partito di Péter Magyar, conservatore, già membro dello staff che a Bruxelles curava le relazioni tra il governo ungherese ed il Parlamento Europeo, ex-marito dell’influente Ministro della Giustizia Judit Varga, riesce ciò che in passato non è riuscito a tanti leader che hanno provato, senza successo, a comporre alleanze partitiche più o meno ibride con il solo obiettivo di sconfiggere Orbán ed il suo consolidato apparato di potere.

Si è votato ufficialmente in “stato di pericolo”. In vigore ormai dal maggio 2022, nello scorso autunno il Parlamento ne aveva approvato la proroga per altri sei mesi, fino al prossimo 13 maggio. L’introduzione dello stato di pericolo è stato il primo atto politico del quinto governo Orbán, dettato dalla guerra russo-ucraina. Inserito nella Costituzione con la decima legge di modifica della Carta fondamentale, lo stato di pericolo conferisce poteri particolari all’esecutivo in casi di conflitto armato in un paese confinante.

I numeri del successo del Tisza

È stata una tornata elettorale di record a partire dall’affluenza. Ha votato il 79,56% degli aventi diritto, il dato più alto di sempre alle elezioni politiche magiare a partire dal 1989.  Il collegio che ha registrato il maggior numero di votanti, l’87,82%, è stato il Budapest capitale 03, quello in cui ha vinto il seggio Péter Magyar. Oltre alla capitale e alla regione di Pest, si sono dimostrate molto attive con percentuali superiori all’80% anche tutte le circoscrizioni delle regioni occidentali (Vas, Győr-Moson-Sopron, Zala, Veszprém e Fejér). L’affluenza delle regioni di Borsod-Abaúj-Zemplén e Szabolcs-Szatmár-Bereg, nell’Ungheria nord-orientale, si è fermata al 73,74% ed al 74,36%, ben al di sotto della media nazionale. Il record, sinora detenuto dal secondo turno delle politiche del 2022 (73,51%), era battuto già con il dato dell’affluenza delle 17.00.

La lista del Tisza ha ottenuto 3.385.890 voti. È la prima volta, dal crollo del regime comunista, che un partito accumula così tante preferenze. Il Fidesz di Orbán nel 2022 era arrivato a quota 3.060.706. I sondaggi, ad eccezione di alcune agenzie più vicine al governo, avevano previsto simili scenari. Il centro di ricerche 21 Kutatóközpont, a due settimane dal voto, ipotizzava per il partito di Magyar 900 mila sostenitori in più rispetto al Fidesz. Il distacco reale alla fine è di 927.553 voti e la partecipazione più alta di sempre ne è sicuramente un fattore. Ma è utile ricordare come su tutto il territorio nazionale si sia verificata una importante inversione di tendenza nelle preferenze del Fidesz e dell’opposizione. Se dal 2010 nella geografia elettorale magiara le opposizioni si sono costantemente dimostrate più forti nella capitale ed in un paio di città di provincia, il voto del 12 aprile ha decretato il contrario.  Sia a Budapest che nelle città grandi, medie e piccole, gli arancioni di Orbán hanno perso in media circa 100 mila elettori rispetto al 2022, laddove l’opposizione ha guadagnato tra i 200 e i 270 mila voti. Il primo ministro perde tutte le città della provincia ivi incluse le roccaforti di sempre come Debrecen, Sopron e Győr dove, da percentuali vicine al 50%, il consenso agli arancioni si attesta tra il 35-37%. Tuttavia il cambio di rotta più significativo si registra nei piccoli centri e villaggi, al di sotto dei 5000 abitanti, dove l’opposizione ha raccolto circa mezzo milione di voti in più rispetto alle politiche di quattro anni fa a fronte di un Fidesz in calo di 200 mila elettori. Questi numeri risultano determinanti nei singoli collegi uninominali, dove il Fidesz ne ottiene solo 10 su 106 (nessuno a Budapest) eguagliando il dato dell’alleanza delle sinistre guidata dallo sconfitto leader socialista Attila Mesterházy nel 2014. A nulla sembra essere servito il ridisegno delle circoscrizioni elettorali intervenuto nel 2024 che, tra l’altro, ha ridotto i collegi della capitale (da 18 a 16).

Un ulteriore primato di queste elezioni è il dato in valori assoluti, 1.129.365, dei voti residui (töredékszavazatok) ovvero la somma dei voti in eccesso rispetto a quelli sufficienti per vincere nei collegi uninominali che si aggiunge a quelli di lista ai fini del riparto della quota proporzionale dei seggi, la cosiddetta compensazione del vincitore (győzteskompenzáció). Introdotto con la riforma elettorale del 2011, questo sistema è sempre stato determinante per la formazione delle supermaggioranze di Orbán. Non lo è per il Tisza di Péter Magyar, che ottiene 135 mandati, due in più di quelli necessari per raggiungere la soglia dei due terzi del Parlamento anche senza i 6 seggi aggiuntivi attribuiti da questo “premio di maggioranza”.

Viktor Orbán resta il più votato dagli ungheresi all’estero. Il voto per corrispondenza premia la lista Fidesz-KDNP con uno schiacciante 84,23% dei consensi (era il 93% nel 2022).

Il nuovo Parlamento ungherese

Le urne ridisegnano un’Assemblea Nazionale divisa in tre blocchi. Il partito Tisza, con 141 parlamentari, ne controllerà il 70,85%. Segue la coalizione Fidesz-KDNP con 52 seggi, cinque in meno rispetto al cartello delle opposizioni guidato nel 2022 dal sindaco anti-Orbán Péter Márki-Zay. Mantiene lo stesso numero di deputati, 6, la formazione di estrema destra Patria nostra (Mi hazánk) che riesce di nuovo a superare la soglia di sbarramento. E’ un Parlamento quadripartitico quello della decima legislatura democratica, occupato interamente da forze che incarnano le diverse sfumature della attuale destra politica: conservatrice europeista (Tisza), sovranista (Fidesz), cristiano-democratica (KDNP), estrema e antieuropeista (Mi hazánk). Restano completamente prive di rappresentanza tutte le componenti liberali, socialiste e socialdemocratiche e ci restano per scelta strategica. Tutti i partiti e movimenti di sinistra che avevano partecipato alla desistenza anti-Fidesz nel 2022 (Momentum, Dialogo, Socialisti e La politica può essere diversa) scelgono di non ostacolare uno nuovo storico “cambio di regime” indirizzando i rispettivi elettorati a sostenere i candidati e la lista dell’unica forza politica potenzialmente in grado di porre fine al sistema Orbán. Fa eccezione Coalizione Democratica, il partito fondato dall’ex-premier socialista Ferenc Gyurcsány e già in parlamento dal 2022 con 16 deputati. Sotto la guida del suo presidente ed europarlamentare Klára Dobrev, già moglie di Gyurcsány, Coalizione Democratica affronta le urne senza tuttavia superare la soglia di sbarramento e l’1,10% ottenuto gli consente solo di recuperare le spese elettorali grazie ai fondi che la legge destina ai partiti che superano l’1%. Peggio di Coalizione Democratica fa il goliardico Partito ungherese del cane a due code con lo 0,82%.

Restano fuori dall’Assemblea Nazionale anche le minoranze nazionali che perdono l’unico seggio già guadagnato nel 2022.

Voti ottenuti dalle liste nazionali di partito (RISULTATO NAZIONALE)

TISZA 53,18% 3.385.890 voti
FIDESZ-KDNP 38,61% 2.458.337 voti
Patria Nostra 5,63% 358.372 voti
Coalizione Democratica 1,10% 70.298 voti
Il partito ungherese del cane a due code 0,82% 51.965 voti

Seggi totali e percentuale sul totale (199)

TISZA 141 70,85%
FIDESZ-KDNP 52 26,13%
Patria Nostra 6 3,02%

Voti ottenuti dalle liste nazionali di partito (VOTI PER CORRISPONDENZA)

FIDESZ-KDNP 84,23% 282.666 voti
TISZA 13,82% 46.363 voti
Patria Nostra 1,45% 4859 voti
Il partito ungherese del cane a due code 0,35% 1176 voti
Coalizione Democratica 0,16% 531 voti

Numero di seggi ottenuti sui 93 destinati alla quota proporzionale

TISZA 45
FIDESZ-KDNP 42
Patria Nostra 6

 Collegi uninominali conquistati sul totale dei 106 destinati alla quota maggioritaria

TISZA 96
FIDESZ-KDNP 10

Fonti:

  • valasztas.hu Sito dell’Ufficio elettorale nazionale
  • hirado.hu Sito del network nazionale di informazione
  • telex.hu Portale di informazione indipendente
  • atlatszo.hu Portale di informazione e attualità politica indipendente

Fonte foto:

  • © European Union, 1998 – 2026

*Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”

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