LE CONSEGUENZE DELL’OPERAZIONE ABSOLUTE RESOLVE NEI RAPPORTI FRA STATI UNITI E VENEZUELA E PER L’AMERICA LATINA

THE CONSEQUENCES OF OPERATION ABSOLUTE RESOLVE ON RELATIONS BETWEEN THE UNITED STATES AND VENEZUELA AND FOR LATIN AMERICA


di Marzia Rosti*

Circa un anno fa – il 10 gennaio 2025 – Nicolás Maduro assumeva il terzo mandato presidenziale (2025-2031) dopo aver vinto le elezioni del 28 luglio 2024, nonostante le accuse di brogli e benché non avesse fornito i dati a sostegno della propria vittoria, come richiesto dall’opposizione e da buona parte della comunità internazionale (NICOLÁS MADURO’S THIRD PRESIDENTIAL TERM IN VENEZUELA) . Dieci giorni dopo, il 20 gennaio 2025, Donald Trump assumeva il secondo mandato come Presidente degli Stati Uniti, dando inizio a una presidenza caratterizzata da azioni in politica estera di forte impatto, che hanno coinvolto anche l’America Latina e in particolare il Venezuela.

Infatti, dopo una fase iniziale di apparente dialogo fra Trump e Maduro, dal luglio 2025 le relazioni sono peggiorate sino a giungere al punto di svolta rappresentato dagli eventi della notte del 3 gennaio 2026: l’ingente attacco statunitense a Caracas – l’operazione Absolute Resolve è stata definita dalla Casa Bianca come l’operazione militare più massiccia dalla Seconda guerra mondiale – cui è seguita la cattura di Maduro e della moglie Cilia Flores che, arrestati per narcoterrorismo e possesso di armi, sono stati trasferiti nel carcere federale Metropolitan Detention Center di Brooklyn.

Nel pomeriggio dello stesso 3 gennaio, Donald Trump, nella conferenza stampa a Mar-a-Lago (Trump dice que EE.UU. “gobernará” Venezuela tras la captura de Maduro y hasta que haya una “transición segura” e DIRECTO | Trump ofrece una rueda de prensa tras atacar Venezuela anunciar la captura de Maduro ), ha chiarito le motivazioni dell’operazione con una franchezza che elimina ogni ambiguità e che possono essere sintetizzate nei seguenti punti.

In primo luogo, ha spiegato che l’azione è rientrata nella strategia di contrasto al narcotraffico, in quanto Maduro sarebbe a capo del cartello dei Los Soles che, oltre a controllare il Venezuela, inonderebbe di sostanze stupefacenti gli Stati Uniti: si è trattato quindi di un’operazione di sicurezza interna contro una minaccia terrorista e non l’inizio di un conflitto armato[1]. Inoltre, ha sostenuto che l’intervento fosse stato necessario per rimuovere Maduro, un dittatore che ha ridotto allo stremo il popolo venezuelano, e – soprattutto – per riprendere il controllo delle risorse di petrolio, di cui il paese è ricco (circa il 18% delle riserve globali) e che, sino alle nazionalizzazioni di Hugo Chávez, erano gestite da compagnie statunitensi. Su quest’ultimo aspetto, Trump stesso ha annunciato il ritorno in Venezuela delle grandi compagnie petrolifere statunitensi, che investiranno miliardi di dollari per ricostruire le infrastrutture energetiche e per trarre profitto dalle risorse del sottosuolo, con un beneficio sia per il popolo venezuelano sia per gli Stati Uniti. Questi ultimi – ha precisato – preleveranno enormi quantità di petrolio venezuelano, una parte delle quali sarà da considerare come una sorta di ‘rimborso’ per i danni causati dall’amministrazione Maduro, mentre il resto sarà venduto a Russia, Cina e altri paesi. 

Meno definito, invece, è apparso il futuro del governo di Caracas. Da un lato, Trump ha dichiarato nella conferenza stampa che Washington avrebbe controllato il Venezuela sino a quando non ci fosse stata una transizione sicura, anticipando che la vicepresidente di Maduro, Delcy Rodríguez, sembrava disposta a collaborare in tal senso ed escludendo, invece, la leader dell’opposizione Corinna Machado[2], ritenuta non adatta in quel momento a governare perché priva di un ampio sostegno nel paese, benché si fosse dichiarata pronta a prendere il potere. Dall’altro lato, però, proprio Delcy Rodríguez è stata una delle prime leader del regime di Caracas a intervenire pubblicamente dopo l’operazione militare statunitense, condannandola, chiedendo a Washington di dimostrare che Maduro – unico legittimo presidente del paese – fosse vivo e dichiarando che il Venezuela “no se rinde y jamás va a ser colonia de nadie, ni de antiguos imperios, ni nuevos ni en decadencia” (Lo que hay que saber de Delcy Rodríguez, la abogada que lidera Venezuela tras la captura de Maduro). Poi, forse per le minacce di Trump di un secondo attacco se non si fosse adeguata, già il 5 gennaio i suoi toni si sono smorzati quando, dopo aver assunto l’incarico di Presidente ad interim[3], ha invitato gli Stati Uniti a lavorare insieme, invocando un rapporto rispettoso tra i due Paesi, caratterizzato da ‘pace e dialogo, non da guerra’. 

I prossimi giorni saranno fondamentali per comprendere sia il destino di Maduro e della Primera Dama sia l’evoluzione dei rapporti fra Washington e Caracas, che si devono leggere anche in una prospettiva geopolitica, oltre che economica. Senza dubbio le riserve petrolifere venezuelane sono un elemento centrale sia in termini di sicurezza energetica sia di equilibri di mercato ma, sul piano geopolitico, per gli Stati Uniti controllare il Venezuela significa limitare l’influenza di Cina e Russia in America Latina e riaffermare il loro ruolo nella regione, forti della rispolverata dottrina Monroe o Donroe, come è stata ribattezzata. Non è poi da sottovalutare il fatto che Trump abbia lasciato intendere che l’operazione del 3 gennaio potrebbe non restare isolata, riferendosi al presidente colombiano Gustavo Petro e indicando Cuba come un prossimo possibile fronte.

Per quanto riguarda Maduro, sempre il 5 gennaio dinanzi al procuratore federale per il distretto di New York Alvin Hellerstein, che l’ha informato dei quattro capi d’imputazione alla base del suo arresto che vanno dal traffico di droga a quello di armi[4], ha ribadito di essere il presidente del Venezuela e di essere stato rapito, definendosi ‘un prigioniero di guerra’, e si è dichiarato innocente. La prossima udienza è stata fissata per il 17 marzo 2026.

[1] Gli studi rivelano che il Venezuela non è un produttore di droga e che i flussi che lo attraversano sono diretti in larga parte verso l’Europa e non verso gli Stati Uniti. Il Paese non è un narco-Stato, ma le istituzioni complici facilitano gli scambi, (Varese, p. 9).

[2] Leader dell’opposizione alla quale è stato assegnato il Nobel per la pace 2024, ma che non ha potuto candidarsi alle elezioni del 28 luglio 204 che sono state vinte da un altro esponente dell’opposizione, González Urrutia attualmente in Spagna.

[3] Il Tribunal Supremo de Justicia ha confermato l’incarico di Presidente ad interim della vice Presidente Delcy Rodríguez per 90 giorni, prorogabili su decisione del Legislativo per altri 90 giorni oppure si dovrà procedere a nuove elezioni presidenziali (art. 234 Cost.)

[4] In particolare, associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo; associazione a delinquere per l’importazione di cocaina negli Stati Uniti; possesso di mitragliatrici e ordigni distruttivi e, infine, associazione a delinquere finalizzata al possesso delle stesse armi. La moglie risulta coimputata, oltre all’accusa di aver ordinato alcuni sequestri e omicidi e di aver ottenuto nel 2007 tangenti per aver favorito incontri e accordi fra narcotrafficanti ed esponenti delle istituzioni del governo venezuelano.

FONTI

L. Capuzzi, Dai piani di Trump ai superstiti del regime: chi governerà adesso il Venezuela?, 3 gennaio 2026, in Avvenire, https://www.avvenire.it/mondo/dai-piani-di-trump-ai-superstiti-del-regime-chi-governera-adesso-il-venezuela_102788.

A. De Luca, Trump-Maduro: atto finale, 3 gennaio 2026,  in https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/trump-maduro-atto-finale-226871.

S. Escobar, Lo que hay que saber de Delcy Rodríguez, la abogada que lidera Venezuela tras la captura de Maduro, 4 gennaio 2026, in La Tercera, https://www.latercera.com/mundo/noticia/lo-que-hay-que-saber-de-delcy-rodriguez-la-abogada-que-lidera-venezuela-tras-la-captura-de-maduro/.

M. Martín, F. Singer, Delcy Rodríguez se instala en el poder en una Venezuela sin Maduro y a la sombra de Trump, 5 gennaio 2026, in El País, https://elpais.com/america/2026-01-05/delcy-rodriguez-se-instala-en-el-poder-en-una-venezuela-sin-maduro-y-a-la-sombra-de-trump.html.

E. Molinari, L’attacco in Venezuela spiegato da Trump: “Gestiremo noi il Paese”, 3 gennaio 2026, in Avvenire, https://www.avvenire.it/mondo/lattacco-in-venezuela-spiegato-da-trump-gestiremo-noi-il-paese_102783.

G.O. Olmo, Trump dice que EE.UU. “gobernará” Venezuela tras la captura de Maduro y hasta que haya una “transición segura”, 3 gennaio 2026, in BBSNews Mondo, https://www.bbc.com/mundo/articles/cjrz4lx4g30o.

G. Padinger, M. Torres, Delcy Rodríguez asume formalmente como presidenta encargada y rechaza “agresión militar ilegítima” contra Venezuela, 5 gennaio 2026, in https://cnnespanol.cnn.com/2026/01/05/venezuela/delcy-rodriguez-jura-presidenta-encargada-orix.

USA-Venezuela, Trump: “Catturato Maduro”, 3 gennaio 2026, in https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-venezuela-trump-catturato-maduro-226849.

F. Varese, Caracas Connection, 5 gennaio 2026, in La Stampa.


* Professore associato di Storia e Istituzioni dell’America latina, Università degli Studi di Milano.

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