Viktor Orbán steps away from Parliament to rebuild the national camp

di Cristiano Preiner*
Nel primo pomeriggio di domenica 26 aprile Viktor Orbán preannuncia sulla sua pagina Facebook una “importante comunicazione sul rinnovamento e sul futuro”. Alle diciassette in punto parte il videomessaggio. Sarà breve, non più di un minuto e mezzo.
“Si è da poco conclusa una riunione della presidenza del partito e sono in corso a pieno ritmo consultazioni sul rinnovamento del fronte nazionale, del gruppo parlamentare e sulla difesa delle nostre comunità”, esordisce Orbán. “Abbiamo ascoltato tutti i nostri candidati, e abbiamo bisogno dell’opinione, dell’esperienza e della volontà di agire di ogni componente della nostra comunità”, prosegue, dimostrando determinazione ed evidenziando che sono state prese alcune decisioni importanti e che il gruppo parlamentare sarà radicalmente riorganizzato sotto la guida di Gergely Gulyás, già Ministro dell’Ufficio del Primo ministro.
Una di queste decisioni importanti riguarda proprio sé stesso. “Il seggio che ho ottenuto come capolista della lista Fidesz–KDNP è, in realtà, un mandato parlamentare del Fidesz. Per questo ho deciso di rinunciarvi: ora non c’è bisogno di me in Parlamento, ma nella riorganizzazione del fronte nazionale”. Orbán annuncia così la sua ritirata strategica. Dopo 36 anni, non sarà più membro dell’Assemblea Nazionale ma pianifica i prossimi appuntamenti.
“La prossima settimana convocheremo un comitato direttivo nazionale mentre anticiperemo a giugno il congresso per il rinnovo delle cariche inizialmente previsto in autunno”.
“Da quasi quattro decenni guido la nostra comunità e in questo periodo abbiamo conosciuto vittorie e sconfitte, successi elettorali e battute d’arresto. Una cosa, però, non è cambiata: questo schieramento è rimasto per tutto il tempo la comunità politica più unita e coesa dell’Ungheria, e anche adesso l’Ungheria avrà molto bisogno di questa unità”. Parla da leader Viktor Orbán lasciando intendere chiaramente che sarà lui a traghettare il partito in questa fase di ricostruzione, concludendo che se “la presidenza propone che io continui il mio lavoro come presidente di Fidesz e, se il congresso mi accorderà la sua fiducia, sono pronto ad assumermi questo compito. Il buon Dio è sopra tutti noi, l’Ungheria prima di tutto.”
Pressoché immediata è stata la reazione di Péter Magyar – affidata anch’essa a Facebook – in cui il leader del Tisza ha inteso criticare pesantemente la mancata assunzione di responsabilità per il tracollo elettorale da parte del “capo mafioso” Viktor Orbán, sostenendo che egli è destinato a diventare il “Ferenc Gyurcsány del Fidesz”. L’accostamento con l’ex premier, nonché ex presidente del Partito socialista ungherese e di Coalizione Democratica, sua creatura politica più recente, sottende il rischio dell’annullamento politico del Fidesz a cui proprio Orbán potrebbe condannare il suo partito in mancanza di una seria riflessione sulla sconfitta e di un reale rinnovamento nei ruoli e nell’establishment interno.
Poche ore prima Semjén Zsolt, presidente dei cristiano democratici di KDNP, storici alleati del Fidesz e da sempre in liste elettorali comuni con gli arancioni, aveva parimenti annunciato la rinuncia al mandato parlamentare. Il giorno prima Semjén, che dal 2010 ha sempre ricoperto la carica di vice-premier, aveva già rassegnato le sue dimissioni, respinte dalla presidenza nazionale del partito. Tuttavia non sono solo i vertici dell’ormai ex-coalizione di governo Fidesz-KDNP a decidere che non siederanno tra i banchi dell’Assemblea Nazionale della decima legislatura.
Nella giornata di lunedì, in seguito alla prima riunione del nuovo gruppo parlamentare del Fidesz, è stato proprio il neocapogruppo Gulyás ad annunciare che sono complessivamente 25, sui 42 assegnati dal riparto della quota proporzionale, i parlamentari che hanno scelto di rimettere il proprio mandato. Tra questi figurano nomi eccellenti come László Kövér, Presidente dell’Assemblea Nazionale e Rogán Antal, ministro del Gabinetto del Primo ministro e vertice politico dei servizi ungheresi. Ad essi si aggiungono membri della presidenza Fidesz come l’eurodeputata Kinga Gál, Gábor Kubatov, Szilárd Németh e Lajos Kósa sindaco di Debrecen, seconda città dell’Ungheria, per sedici anni consecutivi.
Il capo della campagna elettorale del Fidesz ha reso noto invece che manterrà il mandato fino a luglio, quando opterà per prendere il posto di Pál Szekeres all’europarlamento.
Rompe il silenzio anche il potente ministro uscente dell’edilizia e dei trasporti nonchè ministro dell’Ufficio del Primo ministro del terzo governo Orbán, János Lázár. All’indomani del voto del 12 aprile, aveva commentato sui social citando Churchill: “Il successo non è definitivo, la sconfitta non è fatale: ciò che conta è il coraggio di continuare”. Accetterà l’impegno in Parlamento solo per un anno, il tempo necessario per “supportare il rinnovamento del partito dall’interno”.
Intanto una recente rilevazione fatta tra il 15 ed il 20 aprile scorsi da Medián, una delle agenzie di sondaggi che più si era avvicinata ai risultati definitivi delle politiche, ha dimostrato che se si votasse di nuovo il vantaggio del Tisza sarebbe persino maggiore. Il partito di Péter Magyar otterrebbe il 55% delle preferenze del campione rappresentativo di tutti gli elettori aventi diritto, contro il 21% del Fidesz. Il consenso raggiungerebbe anche quota 66% (Fidesz 25%) tra gli elettori certi.
Fonti:
- hirado.hu Sito del network nazionale di informazione
- telex.hu Portale di informazione indipendente
- median.hu sito ufficiale dell’agenzia di sondaggi indipendente Medián
Fonte foto:
- profilo ufficiale Facebook di Viktor Orbán
*Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
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