FRANCE. THE GOVERNMENTS OF LECORNU IN 2025 AND THE POLITICAL OUTLOOK AHEAD OF THE PRESIDENTIAL ELECTIONS IN 2027

Di Michelangelo Colombo[i]
La crisi politica francese nel corso del 2025
Di fronte alle difficoltà riscontrate nel trovare un accordo con i partiti in vista dell’adozione della legge finanziaria, il Primo Ministro Bayrou ha deciso, il 24 agosto 2025, di chiedere un voto di fiducia da parte dell’Assemblea Nazionale[1], piuttosto che ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione, attraverso cui il Primo Ministro può, dietro deliberazione del Consiglio dei ministri, impegnare la responsabilità del Governo dinanzi all’Assemblea nazionale sul voto di un progetto di legge finanziaria o di finanziamento della previdenza sociale, che si considera adottato, se entro ventiquattro ore non viene approvata una mozione di censura. La decisione di Bayrou rientra nella sua convinzione che in Francia il Governo dovrebbe dipendere esclusivamente dal Parlamento e non anche dal Presidente della Repubblica; infatti in passato, quando era a capo dell’Union pour la démocratie française (UDF), Bayrou si era espresso a favore del passaggio dal sistema semipresidenziale a quello parlamentare e dal sistema elettorale maggioritario a doppio turno ad un sistema proporzionale[2]. L’8 settembre 2025 l’Assemblea Nazionale ha negato la fiducia al Governo, per cui Fraçois Bayrou ha rassegnato le proprie dimissioni al Presidente Macron, che ha deciso di affidare l’incarico di Primo Ministro il giorno successivo a Sébastien Lecornu, Ministro delle forze armate nel Governo Bayrou. Questa scelta da parte del Presidente della Repubblica è stata insolita rispetto alla prassi che si era instaurata negli ultimi anni; dopo i risultati delle elezioni legislative nel 2022 Macron era stato costretto, per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica francese, a tenere delle consultazioni con i capi degli altri partiti, nel tentativo di formare un governo di coalizione, perché la sua forza politica, Ensemble, non aveva ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi dell’Assemblea Nazionale. Non essendo andate a buon fine le trattative, Macron aveva confermato la Prima Ministra Elisabeth Borne (nominata pochi mesi prima), per i successivi due anni. Dopo le elezioni legislative anticipate nel 2024 Macron aveva svolto delle nuove consultazioni con i leader dei dodici gruppi parlamentari dell’Assemblea Nazionale, sperando di riuscire a formare un governo di coalizione che comprendesse il suo gruppo centrista, i repubblicani, i socialisti, i verdi e anche i comunisti, escludendo quindi le due principali forze anti-sistema, ossia il partito di sinistra radicale La France insoumise (LFI) e il partito di estrema destra Rassemblement national (RN).
Di fronte al netto rifiuto da parte dei socialisti e dei verdi di abbandonare la coalizione di sinistra, Macron, dopo due mesi dallo svolgimento delle elezioni legislative, ha deciso di favorire la formazione di un governo di coalizione con il suo gruppo centrista e il partito neogollista Les Républicains (LR), nominando un loro esponente, Michel Barnier, come nuovo Primo Ministro. Il Governo Barnier non è riuscito però a raccogliere le richieste sia dei partiti sia della sua maggioranza sia dell’opposizione per poter approvare la legge finanziaria, finendo per ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione, evitando così il voto dell’Assemblea Nazionale. La coalizione di sinistra Nouveau Front Populaire (NFP), formata da socialisti, verdi, comunisti e insoumis, ha presentato una mozione di censura il 4 dicembre 2024, che è stata sostenuta anche dal partito di estrema destra Rassemblement national (RN), sfiduciando il Governo: è stata la seconda volta nella storia della Quinta Repubblica francese (la prima volta nel 1962). Il Presidente della Repubblica, dopo aver accolto le dimissioni di Barnier, ha nominato il 13 dicembre 2024 come nuovo Primo Ministro François Bayrou, leader del partito Mouvement Démocrate (MoDem) e parte della coalizione presidenziale, che ha formato poi un nuovo governo insieme ai repubblicani.
Sébastien Lecornu è un esponente del partito di Macron Renaissance e ha ricoperto diversi incarichi: ministro responsabile delle collettività territoriali dal 2018 al 2020 con il Primo Ministro Edouard Philippe; ministro dell’oltremare dal 2020 al 2022 con Jean Castex; infine ministro delle forze armate dal 2022 al 2024 con Elisabeth Borne, Gabriel Attal (Primo Ministro dal 9 gennaio al 5 settembre del 2024 dopo le dimissioni di Borne), Michel Barnier e François Bayrou. La sua nomina non è stata accolta positivamente dalle principali forze politiche francesi, soprattutto dai partiti di sinistra che speravano nella nomina di un esponente della loro area politica, portando Lecornu a formare un Governo che, come i suoi predecessori, avrebbe cercato di non essere sfiduciato subito dall’Assemblea Nazionale. Dopo quasi un mese, il 5 ottobre 2025 sono stati nominati i nuovi ministri, diventando così il Governo che ha fatto trascorrere il tempo più lungo tra la nomina del Primo Ministro (che è a discrezione del Presidente della Repubblica e non richiede nessun voto di conferma da parte del Parlamento) e l’annuncio dei suoi ministri (che sono proposti dal capo di governo), superando il primato detenuto fino a quel momento dal Governo Barnier, che aveva impiegato 16 giorni. Sébastien Lecornu ha formato quindi un governo di coalizione con i repubblicani, che però hanno criticato il loro ridimensionamento all’interno della compagine ministeriale rispetto al precedente Governo Bayrou. Il presidente dei repubblicani, Bruno Retailleau (Ministro dell’Interno nei precedenti due governi e confermato da Lecornu) era anche contrario alla nomina di Bruno Le Maire come nuovo ministro delle forze armate, per via della sua passata gestione del ministero dell’economia e delle finanze dal 2017 al 2024. Le Maire ha tentato di mettersi in contatto con Retailleau nel tentativo di evitare una nuova crisi di governo, ma non ci è riuscito.
Il giorno successivo, il 6 ottobre, il Primo Ministro ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni al Presidente Macron, che le ha accettate: il Governo Lecornu I è stato il più breve della Quinta Repubblica e uno dei più brevi della storia politica della Francia, rimanendo in carica nominalmente per sole 14 ore (dalla nomina dei ministri alle dimissioni del Primo Ministro). Il Presidente Macron ha poi deciso di affidare a Lecornu il compito di tenere delle nuove consultazioni con le delegazioni dei gruppi parlamentari dell’Assemblea Nazionale, per poi nominarlo nuovamente Primo Ministro il 10 ottobre. Lecornu ha presentato la lista dei suoi ministri due giorni dopo, tutti esponenti della maggioranza presidenziale, per poi tenere il suo discorso di politica generale davanti all’Assemblea Nazionale. Il tema principale al centro delle discussioni tra i partiti è stata la riforma delle pensioni, approvata dal Governo Borne nel 2022: i repubblicani chiedevano che non venisse sospesa come loro condizione per l’appoggio esterno al Governo Lecornu II, mentre i socialisti chiedevano la sua sospensione fino alle prossime elezioni presidenziali nel 2027. Contrari al nuovo Governo sono stati sia gli insoumise sia i lepenisti, presentando entrambi una mozione di censura. Lecornu, per evitare la sfiducia, ha deciso, d’accordo con Macron, di sospendere la riforma delle pensioni. Questa scelta ha portato la maggior parte dei socialisti a non sostenere la mozione di censura del partito di Mélenchon (soltanto 7 hanno votato a favore), permettendo così al Governo Lecornu II di rimanere in carica per soli 18 voti di scarto: 162 deputati (tutti del gruppo della coalizione presidenziale) hanno votato contro la mozione; 134 si sono astenuti (socialisti e repubblicani); infine 281 hanno votato a favore (sia i partiti di sinistra sia i partiti di destra, compresi LFI e RN). In Francia una mozione di censura per essere approvata ha bisogno della maggioranza assoluta dei voti dell’Assemblea Nazionale e grazie all’astensione delle due principali forze politiche di centro-sinistra e di centro-destra la soglia necessaria di voti non è stata raggiunta. I repubblicani hanno infatti votato per l’astensione, seguendo le indicazioni del presidente del loro gruppo Laurent Wauquiez, contravvenendo alle indicazioni del presidente del loro partito, Retailleau, che invece avrebbe voluto censurare il governo.
In vista delle elezioni presidenziali del 2027
Durante l’ultima crisi di governo in Francia diversi esponenti politici, come il leader della LFI Jean-Luc Mélenchon, hanno richiesto più volte le dimissioni del Presidente Macron come soluzione per poter uscire dalla crisi, ritenendolo il responsabile della situazione politica in Francia. Macron ha però escluso le sue dimissioni, affermando più volte che rimarrà in carica fino allo scadere del suo mandato nel 2027. Secondo l’articolo 6 della Costituzione francese il Presidente non può esercitare più di due mandati consecutivi, quindi Macron non potrà ricandidarsi nel 2027. Nella coalizione presidenziale il primo ad annunciare la sua intenzione di candidarsi per essere il prossimo inquilino dell’Eliseo è stato Edouard Philippe, Primo Ministro dal 2017 al 2020 durante il primo mandato di Macron e dal 2021 leader del partito Horizons, che ha chiesto elezioni presidenziali anticipate nel 2026.
Il suo principale rivale è Gabriel Attal, Primo Ministro dal 9 gennaio al 5 settembre 2024 durante il secondo mandato di Macron, esponente del partito presidenziale Renaissance e dal 5 settembre Presidente del gruppo parlamentare Ensemble pour la République dell’Assemblea Nazionale, che riunisce i deputati del suo partito. I due candidati incarnano le due anime del gruppo centrista di Macron: da una parte Philippe, ex repubblicano, vorrebbe formare un’alleanza con la destra francese per sconfiggere sia il RN sia il NFP; dall’altra Attal, ex socialista, preferirebbe avvicinarsi alla sinistra moderata. Nello schieramento dei partiti di sinistra invece si sono fatte avanti Ségolène Royal, ex candidata socialista alle elezioni presidenziali nel 2007 contro Nicolas Sarkozy, e Marine Tondelier, segretaria nazionale del partito Les Écologistes (i Verdi francesi), anche se i due principali candidati saranno probabilmente Jean-Luc Mélenchon e Raphaël Glucksmann, che incarnano due visioni opposte della sinistra francese: quella radicale, contraria ai compromessi e alla NATO, incarnata dal primo, e quella moderata, europeista, favorevole a una difesa comune europea e alla NATO, ma soprattutto alla sistemazione delle finanze pubbliche della Francia. Non è ancora chiaro se il segretario del partito socialista, Olivier Faure, che già in passato si era dichiarato disponibile a ricoprire la carica di Primo Ministro, voglia candidarsi alle elezioni presidenziali oppure sostenere Glucksmann contro Mélenchon. Come ha affermato Stefano Ceccanti, professore ordinario di diritto pubblico comparato presso l’Università La Sapienza di Roma, in un’intervista alla rivista Formiche.net: “Le municipali di marzo saranno in particolare un test importante per capire, dopo questa scelta sul governo, sia i rapporti tra i socialisti e la parte restante della sinistra sia su quelli tra Repubblicani e RN”. I repubblicani infatti sono divisi tra di loro: alcuni preferirebbero un’intesa con i lepenisti mentre altri preferirebbero un’intesa con i marconisti. Hanno dichiarato la loro intenzione di candidarsi alle prossime primarie del partito Xavier Bertrand, Presidente della regione dell’Alta Francia, e Laurent Wauquiez, ma è probabile che lo farà anche il presidente del partito Retailleau. Per quanto riguarda il Rassemblement national il candidato sarà il presidente del partito Jordan Bardella, nel caso in cui Marine Le Pen non potesse candidarsi alla presidenza della repubblica per via del suo coinvolgimento in una vicenda giudiziaria. Bardella sta cercando di portare dalla sua parte molti elettori francesi di destra che non si sentono più rappresentanti dai repubblicani. In ogni caso in Francia, stando ai sondaggi, se si votasse in questi giorni Bardella o Le Pen sarebbero in testa al primo turno. A contendersi l’accesso al ballottaggio sarebbero Glucksmann, Mélenchon, Philippe, Attal e Retailleau: tra le due sinistre Glucksmann è quello che avrebbe più possibilità di battere il candidato (o la candidata) del RN, ma quello più favorito per fermare la destra illiberale è Philippe, che nei diversi scenari riesce a prevalere.
Bibliografia & Sitografia
- Casella, “La formazione dei governi minoritari Borne, Attal, Barnier e Bayrou e l’incerto futuro del ‘cordone sanitario’ contro il “Rassemblement National”, Diritto Costituzionale comparato ed europeo, Fascicolo 2, aprile-giugno 2025 369-376.
- Colombo, “Francia. La proposta del Governo Bayrou: il ritorno al proporzionale per le prossime elezioni legislative”, Osservatorio su Nuovi Autoritarismi e Democrazie, 8 giugno 2025,
- Di Bisceglie, “In Francia il governo non sarà sfiduciato, la partita decisiva si giocherà a marzo. Parla Ceccanti”, Formiche Esteri, 15 ottobre 2025,
https://formiche.net/2025/10/francia-pensioni-governo-fiducia-ceccanti/#content
- Marchi, “Il sistema politico francese alla prova della tripolarizzazione”, rivista di cultura e di politica, Il Mulino, 16 settembre 2025,
- Marchi, “Le tensioni politiche in Francia”, rivista di cultura e di politica, Il Mulino, 23 settembre 2025,
https://www.rivistailmulino.it/a/le-tensioni-politiche-in-francia
- Piciacchia, “L’emblematico caso della Loi Duplomb: al crocevia del dibattito su scelte della politica, tutela dell’ambiente, democrazia partecipativa e giustizia costituzionale. preludio estivo di una crisi di governo annunciata?”, Nomos Le Attualità del diritto, 2/2025.
[1]Articolo 49.1 della Costituzione del 4 ottobre 1958.
[2] M. Colombo, “Francia. La proposta del Governo Bayrou: il ritorno al proporzionale per le prossime elezioni legislative”, Osservatorio su Nuovi Autoritarismi e Democrazie, DATA ?? 2025.
[i] Studente magistrale in Relazioni Internazionali, Università degli Studi di Milano.
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