MYANMAR: ELEZIONI IN TEMPO DI GUERRA CIVILE

di Ali Hassan Ali Al Hmood e Francesco Pio Giorno[1]
On 10 April 2026, coup leader Min Aung Hlaing was sworn in as Myanmar’s president following a junta-organized electoral process held between December 2025 and January 2026. Widely condemned by international observers and human rights organizations, the elections were designed to legitimize military rule under a civilian façade, while the civil war ignited by the 2021 coup continues unabated.
Il 10 aprile 2026 Min Aung Hlaing si è legittimamente insediato come Presidente del Myanmar, cinque anni dopo aver deposto, tramite un golpe, il governo eletto e aver innescato una guerra civile. La sua ascesa alla presidenza è l’esito di un ciclo elettorale parlamentare svoltosi tra dicembre 2025 e gennaio 2026, ampiamente contestato dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni per i diritti umani.
Già colonia britannica dal 1826, con il nome di Birmania, il Myanmar fu sottoposto anche all’occupazione giapponese durante il secondo conflitto mondiale. Ottenne l’indipendenza solo il 4 gennaio 1948, adottando un sistema parlamentare multipartitico. Tale esperienza democratica durò poco più di un decennio: il 2 marzo 1962 il generale Ne Win guidò un colpo di Stato, sospese la Costituzione e instaurò una dittatura militare a partito unico sotto il Burma Socialist Programme Party (BSPP). Ebbe inizio quella che Win stesso definì la “via birmana al socialismo”: ventisei anni di regime isolazionista, economicamente autarchico e politicamente repressivo che resero il Paese uno dei più poveri al mondo.
Nel 1988 la crisi economica, l’invalidazione improvvisa di diverse banconote e il malcontento diffuso scatenarono una serie di proteste di massa che culminarono nell’insurrezione dell’8 agosto 1988, nota come “rivolta del 8888”[2]. Il movimento, inizialmente studentesco, si allargò rapidamente a monaci buddhisti, lavoratori e funzionari pubblici, investendo l’intero Paese con una richiesta di democrazia. La risposta militare fu brutale: migliaia di manifestanti vennero uccisi, con stime che oscillano tra le 3.000 e 10.000 vittime. Il 18 settembre 1988 l’esercito assunse il potere sotto una nuova denominazione [lo State Law and Order Restoration Council (SLORC)] e tornò al governo diretto. Nel 1990, in seguito alle elezioni legislative, l’opposizione guidata da Aung San Suu Kyi e la sua Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) ottennero oltre il 60% dei voti; lo State Administration Council (SAC)[3] però annullò i risultati e pose Suu Kyi agli arresti domiciliari.
Il Paese rimase sotto controllo militare diretto fino al 2011, quando prese avvio una transizione istituzionale guidata dall’alto: il Tatmadaw, come vengono denominate le forze armate birmane, indisse elezioni multipartitiche nel 2015, vinte dalla NLD con un’ampia maggioranza. La stessa NLD replicò il successo nel novembre 2020, conquistando il 79,5% dei seggi. Il 1° febbraio 2021, il giorno in cui il nuovo parlamento si sarebbe dovuto insediare, il generale Min Aung Hlaing ordinò il golpe: il Presidente Win Myint e Aung San Suu Kyi vennero arrestati, fu dichiarato lo stato di emergenza e il Tatmadaw riacquistò il pieno controllo del Paese, innescando la guerra civile tuttora in corso.
Il Myanmar è formalmente una Repubblica retta dalla Costituzione del 2008, redatta sotto la supervisione militare e approvata da un referendum largamente considerato irregolare dagli osservatori internazionali. Il testo costituzionale definisce il ruolo istituzionale delle forze armate: il 25% dei seggi in ciascuna delle due camere del parlamento è riservato a rappresentanti militari nominati direttamente dal Comandante in Capo delle Forze di Difesa, senza passare per il voto popolare.
Il processo elettorale si articola in due fasi distinte e consecutive. Nella prima, i cittadini eleggono i rappresentanti del parlamento bicamerale (la Pyidaungsu Hluttaw), composto dall’Assemblea del Popolo (Pyithu Hluttaw, camera bassa, 440 seggi, di cui 330 elettivi e 110 di nomina militare) e dall’Assemblea delle Nazionalità (Amyotha Hluttaw, camera alta, 224 seggi, di cui 168 elettivi e 56 di nomina militare). Nella seconda fase, il parlamento così eletto si riunisce in Collegio elettorale presidenziale, suddiviso in tre gruppi: i rappresentanti eletti dell’Amyotha Hluttaw, i rappresentanti eletti del Pyithu Hluttaw e i rappresentanti militari di nomina diretta. Ciascun gruppo elegge al proprio interno un candidato alla presidenza; i tre candidati si sottopongono poi al voto dell’assemblea congiunta: chi ottiene il maggior numero di preferenze diventa Presidente della Repubblica, gli altri due ottengono la carica di vicepresidente (art. 60, Costituzione 2008, disponibile su myanmarlawlibrary.org). La presidenza è dunque una carica derivata dal voto parlamentare.
Per le elezioni parlamentari del 2025-2026 è stato adottato per la prima volta un sistema misto: collegi uninominali a turno unico per la camera bassa, e rappresentanza proporzionale per la camera alta. Le votazioni si sono svolte in tre fasi nelle 330 township, ovvero le divisioni amministrative di base del Paese: la prima fase il 28 dicembre 2025 in 102 township, la seconda l’11 gennaio 2026 in 100 township, e la terza il 25 gennaio 2026 in 61 township. In 67 township non si è votato per ragioni legate al conflitto armato.
Con le norme introdotte dallo State Administration Council tramite la Political Parties Registration Law (Legge n. 15/2023, 26 gennaio 2023), il 57% dei partiti che avevano partecipato alle elezioni del 2020 è stato sciolto, pur avendo ottenuto in quell’occasione oltre il 70% dei voti e il 90% dei seggi. La NLD è stata sciolta nel 2023 dopo aver rifiutato di registrarsi ai sensi delle suddette norme. La legge impone ai partiti nazionali di raggiungere 100.000 iscritti entro 90 giorni dalla registrazione, di disporre di un fondo minimo di 100 milioni di kyat e di aprire uffici in almeno la metà delle township del Paese entro 180 giorni dalla registrazione. Parallelamente, la giunta ha approvato l’Election Protection Law (luglio 2025), che criminalizza qualsiasi critica al processo elettorale: chi espone adesivi di boicottaggio, partecipa a discussioni online o pronuncia pubblicamente la parola «rivoluzione» rischia pene da tre anni di carcere fino alla pena di morte. Tra luglio 2025 e il 19 gennaio 2026, 404 persone sono state incriminate in applicazione di tale legge, con 9 condanne già emesse fino a 49 anni di reclusione[4]. La Commissione elettorale dell’Unione ha pubblicato i risultati delle votazioni il 3 febbraio 2026: il partito filo-militare Union Solidarity and Development Party (USDP) si è classificato al primo posto a livello nazionale, seguito dallo Shan Nationalities Democratic Party e dal National Unity Party. Il 3 aprile 2026 il parlamento di nuova elezione ha eletto Min Aung Hlaing alla presidenza tramite il Collegio elettorale presidenziale. Prima del passaggio di consegne, questi ha nominato Ye Win Oo, ex capo dell’intelligence a lui fedele, al vertice delle forze armate. Il nuovo capo dello Stato, nel discorso inaugurale, ha dichiarato che il Myanmar «è tornato sul percorso della democrazia e si avvia verso un futuro migliore».
Quello che il SAC ha presentato come un ritorno all’ordine democratico è stato definito dagli osservatori indipendenti una finzione istituzionale: un’elezione disegnata per sembrare competitiva, pur garantendo al contempo la continuità del controllo militare. La promessa di amnistia per i prigionieri politici è stata definita puramente cosmetica. Nonostante il boicottaggio da parte degli osservatori indipendenti, il Consiglio di Amministrazione Statale ha ottenuto la presenza di delegazioni provenienti da nove Paesi, tra cui il Giappone, l’India e alcuni membri dell’ASEAN, come la Cambogia e il Vietnam. Cina e Russia restano i principali alleati del Consiglio: la Russia ha fornito sostegno militare e politico sin dal 2021, mentre la Cina, pur mantenendo contatti con entrambe le parti del conflitto, sembra aver realizzato che il regime militare sia l’unica forza in grado di garantire una stabilità minima al Paese. I governi occidentali continuano a sostenere i gruppi di resistenza al regime militare, sebbene frammentati e privi di una visione unitaria. La guerra civile intanto continua: alcuni gruppi antigovernativi, tra cui formazioni legate ai resti della NLD e alle milizie delle minoranze etniche, hanno dato vita ad un nuovo fronte comune contro l’esercito regolare.
FONTI
- Ministry of Information, Republic of the Union of Myanmar, Political Parties Registration Law, SAC Law No. 15/2023, 26 gennaio 2023: https://www.moi.gov.mm/moi:eng/laws/9320
- Constitute Project, Constitution of Myanmar 2008: https://www.constituteproject.org/constitution/Myanmar_2008
- ConstitutionNet / International IDEA, Constitutional profile Myanmar: https://constitutionnet.org/country/myanmar
- Council on Foreign Relations, Myanmar’s Troubled History: Coups, Military Rule, and Ethnic Conflict, aggiornato 2024: https://www.cfr.org/backgrounders/myanmar-history-coup-military-rule-ethnic-conflict-rohingya
- Amnesty International, No moving backwards for Myanmar, 8 agosto 2008: https://www.amnesty.org/en/latest/news/2008/08/no-moving-backwards-myanmar-20080808/
- Human Rights Watch, Burma: Justice for 1988 Massacres, 6 agosto 2013: https://www.hrw.org/news/2013/08/06/burma-justice-1988-massacres
- Sciences Po Mass Violence and Resistance Research Network, The repression of the August 8-12-1988 (8-8-88) uprising in Burma/Myanmar: https://www.sciencespo.fr/mass-violence-war-massacre-resistance/en/document/repression-august-8-12-1988-8-8-88-uprising-burmamyanmar.html
- Fortify Rights, Myanmar’s ‘8888’ Uprising and its Enduring Fight for Democracy, agosto 2025: https://www.fortifyrights.org/mya-inv-oped-2025-08-08-2/
- ANFREL, Myanmar: A Junta-Staged Election in the Midst of a War, dicembre 2025: https://anfrel.org/myanmar-a-junta-staged-election-in-the-midst-of-a-war-data-dive-issue-no-25/
- Burma News International (BNI), 6 febbraio 2026: https://www.bnionline.net/en/news/military-aligned-usdp-declared-winner-2025-2026-elections-myanmars-military-junta
- Britannica, 2025 Myanmar general election (agg. marzo 2026): https://www.britannica.com/event/2025-Myanmar-general-election
- Al Jazeera, 29 dicembre 2025: https://www.aljazeera.com/news/2025/12/29/myanmar-pro-military-party-claims-huge-lead-in-contentious-elections
- Al Jazeera, 10 aprile 2026: https://www.aljazeera.com/news/2026/4/10/myanmars-coup-leader-min-aung-hlaing-sworn-in-as-president
- Council on Foreign Relations (CFR), 9 gennaio 2026: https://www.cfr.org/blog/myanmars-elections-begin-laughable-their-face-deadly-serious-their-impact
- https://www.opensanctions.org/entities/NK-ds2sxxJFBTHx7ybnsJGCMg/
- FIDH, From sham to scam: Overview of the 2025-2026 fraudulent election in Myanmar, 6 febbraio 2026: https://www.fidh.org/en/region/asia/myanmar/myanmar-from-sham-to-scam-overview-of-the-2025-2026-fraudulent
[1] Studenti magistrali in Scienze politiche e di governo presso l’Università degli Studi di Milano.
[2] Il nome «8888» deriva dalla data in cui le proteste raggiunsero il loro culmine: l’8 agosto 1988 (8/8/88), data considerata di buon auspicio nella numerologia buddhista. Sull’episodio si vedano: Amnesty International, no moving backwards for Myanmar, 8 agosto 2008, disponibile su amnesty.org; Human Rights Watch, Burma: Justice for 1988 Massacres, 6 agosto 2013, disponibile su hrw.org; Fortify Rights, Myanmar’s ‘8888’ Uprising and its Enduring Fight for Democracy, 8 agosto 2025, disponibile su fortifyrights.org.
[3] In seguito al golpe militare i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario vennero trasferiti al Comandante in Capo delle Forze di Difesa Min Aung Hlaing (art. 419, Costituzione 2008). Egli divenne inoltre guida dello State Administration Council (SAC), ente pubblico istituito il 2 febbraio 2021 per esercitare i tre poteri dello Stato. Il SAC è responsabile di politiche e attività che minano la democrazia e lo stato di diritto, ed è artefice di decisioni che hanno condotto alla repressione di civili e oppositori politici, ad atrocità e a gravi violazioni dei diritti umani.
[4] L‘Election Protection Law, approvata unilateralmente dalla giunta militare nel luglio 2025, criminalizza qualsiasi forma di opposizione al processo elettorale, vietando discorsi, attività organizzative e proteste giudicate «perturbanti» secondo criteri arbitrari stabiliti dalle stesse autorità militari. La legge è stata ampiamente condannata dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani come strumento di repressione del dissenso politico piuttosto che di tutela dell’integrità elettorale. Tra i comportamenti perseguibili rientrano la pubblicazione di contenuti critici sui social media, la distribuzione di volantini e la partecipazione a manifestazioni, anche laddove non venga fatto esplicito riferimento alle elezioni. Si vedano: Fortify Rights, Myanmar Junta Using New Election Law to Crack Down on Dissent Ahead of Sham Elections, 10 dicembre 2025, disponibile su fortifyrights.org; FIDH, From sham to scam: Overview of the 2025-2026 fraudulent election in Myanmar, 6 febbraio 2026, disponibile su fidh.org; Human Rights Watch, Myanmar: Elections a Fraudulent Claim for Credibility, 16 novembre 2025, disponibile su hrw.org.
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