
di Salvatore Sinagra – Comitato Scientifico CeSPI (Centro Studi di Problemi Internazionali)
- Il contesto
Domenica 12 aprile 2026 in Ungheria si è votato per il rinnovo del parlamento per la decima volta dopo il crollo del regime comunista; l’esito è stato quello anticipato da gran parte dei sondaggi[1]: FIDESZ[2], il partito di Viktor Orbán, che aveva trionfato alle elezioni politiche dal 2010 in avanti[3], è passato all’opposizione. Il partito conservatore TISZA, di Peter Magyar, costituito di fatto poco prima delle elezioni europee del 2024[4], ha ottenuto oltre il 53% dei voti e 141 seggi[5], la maggioranza in assoluto più solida da quando Orbán ha notevolmente rafforzato la componente maggioritaria del sistema elettorale misto ungherese.
Il nuovo partito conservatore, che ha formato il governo dopo l’elezione parlamentare a primo ministro del suo leader Magyar, ha puntato tutto sulla lotta alla corruzione. FIDESZ invece ha chiesto un voto per la continuità, facendo intendere che i sedicenti europeisti di TISZA avrebbero sottomesso il paese ai diktat di Bruxelles e addirittura a quelli del Presidente ucraino Zelens’kyj, portando il paese in guerra. La campagna di TISZA ha convinto di più gli ungheresi. Come nella tornata elettorale del 2022, quando a Orbán si contrapponeva un eterogeno cartello di partiti di sinistra, liberali e conservatori[6], anche questa volta gli sfidanti del primo ministro uscente non hanno fatto appello agli elettori sulla frattura destra-sinistra, ma su quella sistema-antisistema, e solo secondariamente su quella europeisti-euroscettici.
Verosimilmente due aspetti hanno determinato nel 2026 un risultato diverso dalla tornata elettorale precedente, e da quello delle tornate elettorali che si sono svolte dal 2010 in avanti:
- Gli ungheresi hanno sempre premiato i partiti singoli rispetto alle coalizioni, infatti alle elezioni del 2026 un solo partito è riuscito a coprire l’intero arco degli oppositori di Orbán.
- Il fattore economico: l’inflazione post-Covid, circa il 15% nel 2022 e oltre il 17% nel 2023[7], e la crescita debole dovuta al rallentamento della Germania[8], hanno fatto crollare il fragile compromesso del modello “workfarista” di Orbán, basato su imposte dirette tipiche dei paradisi fiscali (flat tax sui redditi delle persone fisiche con aliquota del 15%; imposta sulle società con aliquota del 9%), su un prelievo significativo tramite imposte indirette, quelle che, secondo la dottrina economica, sono in assoluto le più regressive[9], su salari bassi e su un ruolo limitato dei sindacati.
Tabelle 1 e 2[10]

- Gli elementi qualificanti del programma elettorale di Tisza
Il titolo del programma è Un’Ungheria che funziona ed è umana[11]; il presupposto su cui si fonda la proposta di TISZA è che nei 37 anni che sono trascorsi dal 1989 le élite politiche avrebbero tradito il mandato per cui erano state elette, ovvero dare agli ungheresi standard di vita europei.
Il programma è un testo molto lungo, ben 240 pagine, con ampio spazio per premesse, analisi e numeri, definito a seguito di una consultazione effettuata tramite una piattaforma on line su un questionario denominato “Voce delle Nazione”, articolato in 13 quesiti, che spaziavano dalle tasse, ai servizi, all’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea[12].
In breve:
- Le prime 35 pagine sono un’introduzione ed una sintesi del programma;
- Da pagina 36 a pagina 90 si delinea il programma economico[13];
- Da pagina 91 a 136[14] si affrontano temi assai eterogenei: politica estera, a partire dai rapporti con la Russia e i paesi emergenti, Unione Europea, linea dura sull’immigrazione, lotta alla corruzione, ripristino dell’indipendenza della magistratura, informazione, rapporti con gli enti locali;
- Da pagina 137 a 193[15] il focus è sul welfare: sanità, pensioni, famiglia, pari opportunità per disabili (Ungheria senza barriere), per donne e rom;
- Le pagine che vanno da 194 a 203 sono dedicate alla cultura;
- Le pagine che vanno da 204 a 232[16], sono dedicate alla tutela dell’ambiente e alle aree rurali.
La trattazione dei temi economici è largamente prevalente rispetto agli altri, più di cinquantacinque pagine riguardano l’economia e circa sessanta il welfare; gli esteri e l’Unione Europea occupano un capitolo che non supera le cinquanta pagine e che copre temi quali l’immigrazione, l’indipendenza dei media e della magistratura.
TISZA racconta l’Ungheria di oggi come il paese più povero dell’Unione Europea, un paese dove gli incarichi vengono assegnati guardando alla lealtà politica e quindi c’è pochissimo spazio per il merito; dove vi sono tantissime categorie di esclusi: i giovani che non hanno prospettive di vita decorose; le donne che subiscono disparità nel mercato del lavoro; gli anziani con pensioni da fame; i rom. La corruzione e la necessità di smantellare il sistema Orbán sono temi trasversali a tutti i capitoli del programma; che si parli di spesa pubblica, di università, di politica agricola, perfino di tutela dell’ambiente vi è sempre l’obiettivo di decostruire un “partito-paese”, che privilegia l’interesse dei pochi rispetto al benessere di gran parte della popolazione, con impatti drammatici sul merito e sul buon funzionamento dell’economia. Il paese ha aperto le porte a multinazionali straniere che svolgono solo attività a basso valore aggiunto e la scelta di riorientare le relazioni internazionali verso Mosca è andata a beneficio solo di una ristretta cerchia di oligarchi.
Tuttavia, il programma di TISZA è ben più di un saggio sulla corruzione, almeno nell’individuazione di problemi e sfide: il declino demografico, con lo spauracchio di un’Ungheria con 7 milioni[17] di abitanti nel 2050; un’Europa marginale nello scenario internazionale; i rischi ambientali a partire dal cambiamento climatico; l’urgenza di trasformare il paese in un ecosistema favorevole alle imprese e i cambiamenti causati dall’intelligenza artificiale e dalle nuove tecnologie.
- Economia: tagli di imposte sui redditi medi e bassi, investimenti, innovazione
Il programma prevede un significativo ampliamento dell’intervento pubblico:
- un grande piano casa[18];
- investimenti nella sanità pubblica, con impegni ambiziosi quali la riduzione a due mesi delle liste d’attesa per le prestazioni ambulatoriali e a sei per gli interventi in ospedale, e la promessa di un innalzamento dell’aspettativa di vita di cinque anni entro il 2035;
- investimenti nei trasporti. Vi sono perfino target segnatamente alla riduzione dell’età media dei vagoni;
- investimenti in istruzione pubblica;
- Investimenti in infrastrutture, vengono citate le grandi opere da realizzare o potenziare;
- aumento delle pensioni minime e di quelle medio-basse[19];
- supporto alle famiglie con figli con un bonus nascita per tutti da 50.000 fiorini, 130 euro circa[20], e altri trasferimenti alle famiglie di ammontare legato al reddito;
- formazione di 50.000 dipendenti pubblici per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Nonostante una pressione fiscale molto contenuta, pari al 35% del PIL[21] e imposte sui redditi bassissime, si propongono ulteriori tagli fiscali: un’aliquota del 9% sui redditi medi e bassi delle persone fisiche, che si affiancherebbe a quella del 15% oggi vigente su tutti i redditi; riduzione dei contributi sociali ai lavoratori con un reddito inferiore a quello mediano (in Ungheria sono oltre 2 milioni); riduzione dell’imposta sul valore aggiunto (zero sui farmaci con prescrizione medica e aliquota del 5% sui cibi sani[22]).
Tale programma ambizioso, sia sul lato dei tagli alle tasse sia su quello della spesa pubblica sarebbe finanziato con:
- un’imposta patrimoniale sulle ricchezze superiori ad un miliardo di fiorini (circa 1,6 milioni di euro);
- il recupero di entrate fiscali e il miglioramento della performance economica del paese con la lotta alla corruzione, che darebbe addirittura un margine di diversi punti di PIL al governo;
- Il recupero dei fondi europei con la chiusura del contenzioso con l’Unione europea sullo stato di diritto.
Nonostante le proposte su imposte e spesa pubblica, TISZA si pone l’obiettivo di portare il deficit nei limiti del 3% del PIL, per poter annunciare, entro il 2030, una data per l’introduzione dell’euro.
Si promette che l’Ungheria diventerà business friendly, con la semplificazione amministrativa (gli uffici pubblici non richiederanno più al cittadino lo stesso documento due volte) e con la trasformazione del paese in un ecosistema a misura di impresa innovativa. Uno degli slogan del programma è “non zebre, ma unicorni”. Si fa riferimento alle zebre perché, riprese dall’alto, hanno fotografato animali esotici in una villa di Orbán; la zebra è diventata il simbolo di un regime corrotto e opulento. Gli unicorni rappresentano invece imprese con tecnologie dirompenti e innovative che in pochi anni diventeranno grandissime.
Viene sancita la necessità di rafforzare la contrattazione collettiva.
- Inclusione e diritti: un programma assai ampio che però non cita le questioni LGBTQ+
L’Ungheria è descritta come un paese con molte categorie di esclusi. Ben sette pagine del programma sono dedicate alla famiglia, si promette supporto alle famiglie numerose, alle famiglie monogenitoriali, ai divorziati. Cinque pagine sono dedicate alla condizione femminile. Viene indicata la necessità di andare verso la parità salariale. Il lavoro flessibile e il part-time sono visti come uno strumento di uguaglianza per le donne. Si parla di trattamenti contro l’infertilità e di povertà mestruale (period poverty).
Cinque pagine sono dedicate ai rom. L’integrazione comincerà nel mondo dell’istruzione; verranno potenziati gli autobus scolastici; si inciderà sulle condizioni abitative “indecenti” e si combatterà il lavoro minorile. Grande impatto per i rom avrebbe anche il taglio delle imposte sui redditi.
Scuola e istruzione diventano veicolo di inclusione e vi è spazio anche per le condizioni materiali degli anziani.
Non c’è alcun cenno ai diritti LGBTQ+. Magyar si è limitato a dichiarare durante i festeggiamenti per la vittoria a Budapest che nella sua Ungheria ognuno potrà amare chi vuole.
- Pluralismo e giustizia
Nel programma si afferma che il sistema paese ha raggiunto livelli di concentrazione di potere eccessivi, con un primo ministro che governa per decreto e con le decisioni più importanti assunte nella sostanza da una ristretta cerchia di fedelissimi di Orbán (sarebbero circa mille persone). Viene promesso che verrà restaurata l’indipendenza della giustizia, che verranno depoliticizzati i mezzi di informazione pubblici, che verrà reso più competitivo il mercato dei mezzi di informazione privati. Saranno depoliticizzate anche le istituzioni dell’istruzione (università) e culturali (i teatri). Viene indicata la necessità di sostituire i vertici di molte autorità, affinché tornino ad essere indipendenti: Autorità per la Concorrenza Economica, Autorità Nazionale per la Protezione dei Dati e la Libertà di Informazione, Ufficio di Revisione dei Conti dello Stato, Autorità Nazionale per i Media e le Comunicazioni, Autorità per l’Integrità.
Viene sottolineata la necessità di effettuare indagini sui casi di corruzione. L’Ungheria aderirà alla Procura Europea che potrà indagare sui reati che toccano gli interessi finanziari dell’Unione Europea. Viene promessa chiarezza sull’ampliamento della centrale nucleare di Paks, controverso progetto realizzato con tecnologie e finanziamenti russi. Viene, infine, affermata la necessità di recuperare i beni e i fondi pubblici di cui si sono appropriati indebitamente soggetti privati, e perfino che verrà creata un’istituzione per il recupero di tali beni.
La parola contrapposta alla centralizzazione del sistema Orbán è autonómia. Sarà garantita autonomia decisionale agli insegnanti, alle università, alle istituzioni culturali, alle suddivisioni territoriali dello Stato, sotto ogni profilo e anche nell’impiego dei fondi assegnati dal governo.
Si promette di rivitalizzare il parlamento limitando l’uso della decretazione d’urgenza, si impiega l’espressione “governo per decreto” e si fa qui riferimento all’uso dello stato di emergenza. Le leggi verranno approvate garantendo il coinvolgimento di più parti possibili. Verrà modificata la Costituzione dopo un’ampia consultazione popolare. Inoltre, nessuno potrà ricoprire la carica di primo ministro per oltre due mandati, e tale regola troverà applicazione, retroattivamente, anche per Viktor Orbán. Il limite dei due mandati per il primo ministro, una contaminazione del sistema parlamentare con l’importazione di un aspetto che ricorda il sistema presidenziale, è l’unico intervento relativo alle istituzioni descritto nel dettaglio nel programma: la legge elettorale non viene citata, sulle modifiche della Costituzione non ci sono indicazioni di contenuto e la depoliticizzazione dei poteri dello Stato consiste in una serie di scelte che potranno essere valutate solo dopo la loro attuazione.
- Ambiente e aree rurali
Ben venticinque pagine sono dedicate alle politiche ambientali e alle aree rurali. Vengono denunciati i danni causati dall’inquinamento e lo spopolamento delle campagne. Entrambi i fenomeni sarebbero connessi ad un approccio che ha storicamente favorito le grandi imprese straniere e i gruppi di potere.
Le grandi imprese avrebbero delocalizzato in Ungheria attività di assemblaggio, inquinanti e a basso valore aggiunto. Vengono citate esplicitamente le imprese che producono batterie, al centro di proteste in molti paesi dell’Europa postcomunista; ma in generale si afferma che dovranno essere radicalmente riviste le regole per la concessione delle autorizzazioni in settori con significativo impatto ambientale. Il solo inquinamento atmosferico produrrebbe 13.000 morti all’anno. Andando oltre le dinamiche strettamente connesse ai fenomeni corruttivi e ai rapporti tra potere e grandi imprese, TISZA, pur essendo un partito conservatore, riconosce il cambiamento climatico, il declino della biodiversità, il deterioramento dello stato degli elementi ambientali, a partire dall’acqua e dall’aria. Vi è un riferimento importante alle energie rinnovabili e all’efficientamento energetico, e grande attenzione è riposta al ciclo dei rifiuti e all’economia circolare.
I fondi della Politica Agricola Comunitaria sono ritenuti scarsi rispetto alle esigenze dell’Ungheria e generalmente destinati a multinazionali con pregiudizio per le piccole e medie imprese. Si afferma nel programma che l’agricoltura è il futuro e non il passato, pur senza fissare obiettivi di crescita, PIL e occupazione. Agricoltura e turismo sono considerati strategici al pari dell’innovazione. Occorre rendere belle e vivibili le aree rurali, in modo da fermare lo spopolamento. Si propongono perfino investimenti per potenziare l’illuminazione nei piccoli centri.
- Una politica dell’immigrazione molto dura e il rifiuto di inviare truppe all’estero
Sul terreno della sicurezza e dell’immigrazione, TISZA tenta di collocarsi su posizioni persino più dure di quelle di Orbán. Il programma denuncia l’aumento della criminalità, nonostante la retorica securitaria del governo, e accusa la cerchia del primo ministro di aver tratto profitto dalla gestione dell’immigrazione.
In questa prospettiva, TISZA esclude ogni obbligo di accoglienza di migranti, comprese le quote di ricollocamento proposte in passato dalla Commissione europea, e annuncia il blocco, a partire da giugno, dell’“importazione” di lavoratori stranieri. Il contrasto al declino demografico viene affidato non all’immigrazione, ma a politiche di natalità e a misure volte a rendere più attrattivo il ritorno in Ungheria degli emigrati. Il riferimento finale a “tutti coloro che parlano ungherese” sembra inoltre rivolgersi anche alle comunità magiare oltreconfine.
Anche sul tema della guerra TISZA risponde frontalmente alla campagna di Orbán, costruita sulla paura che un nuovo governo europeista guidato da Magyar trascinerebbe il Paese nel conflitto. Il programma è netto: non sarà reintrodotta la coscrizione obbligatoria; non saranno inviati soldati ungheresi né in Ucraina né in altri Paesi stranieri; e sarà disposto il ritiro del contingente ungherese dal Ciad, ritenuto estraneo agli interessi strategici di sicurezza nazionale.
Al tempo stesso, TISZA promette di portare la spesa militare al 5% del PIL, in linea con il nuovo impegno NATO, ma senza associare tale incremento a una maggiore proiezione militare all’estero. La difesa viene dunque concepita soprattutto in chiave di deterrenza e rafforzamento delle capacità nazionali.
- Politica estera e Unione Europea
TISZA denuncia che il riorientamento della politica estera ungherese verso la Russia e verso partner extraeuropei avrebbe prodotto benefici soprattutto per una ristretta cerchia di uomini e donne vicini a Fidesz. A questa impostazione viene contrapposta una scelta di campo esplicita: l’Ungheria non può ambire a essere un Paese “cerniera” tra blocchi geopolitici contrapposti, ma deve collocarsi stabilmente nello spazio europeo e occidentale.
In questa prospettiva, il programma valorizza anzitutto il rilancio dei rapporti con i Paesi di Visegrád, a partire dalla relazione tradizionalmente centrale con la Polonia, compromessa — secondo TISZA — dalle scelte filorusse di Orbán. Sono indicate come fondamentali anche le relazioni con Francia e Germania. L’obiettivo è restituire all’Ungheria rilevanza e credibilità nell’Unione europea e nella NATO, fino a farne un Paese leader nell’Europa centro-orientale. I rapporti con gli Stati extra-UE dovrebbero invece essere ricondotti al rispetto del diritto internazionale e alla tutela dell’interesse nazionale ungherese.
Sul piano europeo, TISZA sostiene la necessità di un’Unione più incisiva, capace di non restare marginalizzata in un contesto internazionale dominato dalla competizione tra Stati Uniti, Cina e potenze emergenti. Al tempo stesso, il programma non assume una posizione acriticamente europeista. Da un lato, afferma la necessità per l’Ungheria di rispettare i parametri di Maastricht, anche in ragione del risparmio sugli interessi del debito pubblico che ne deriverebbe, e prevede l’adesione alla Procura europea come strumento di contrasto alla corruzione. Dall’altro lato, contesta alcune regole dell’Unione ritenute eccessivamente rigide — ad esempio il regolamento DORA sulla sicurezza ICT — e critica la Politica agricola comune, accusata di destinare agli agricoltori ungheresi risorse insufficienti rispetto alle loro esigenze.
Quanto all’Ucraina, TISZA si oppone a un’adesione accelerata all’Unione europea. Tale adesione, secondo il programma, non potrebbe comunque avvenire senza un miglioramento effettivo della condizione della minoranza ungherese in Ucraina.
- Una possibile interpretazione del programma di TISZA
Viktor Orbán è stato spesso, nella sua lunga carriera politica, l’uomo che ha incarnato il sogno degli ungheresi di agganciare gli standard di vita del paese a quelli occidentali; lo fu nel 1998, quando divenne primo ministro a soli 35 anni, promettendo un paese moderno e più simile alle democrazie occidentali; lo fu nel 2010, quando ritornò al governo dopo otto anni di opposizione, a seguito di una crisi di legittimità del leader socialista ed ex premier Ferenc Gyurcsány, promettendo di chiudere per sempre una transizione “caotica e torbida” iniziata nel 1989. Nel programma elettorale di TISZA viene sancito l’obiettivo di porre fine all’era Gyurcsány-Orbán. In sostanza Magyar ha rubato al suo ex primo ministro il profilo elettorale, promettendo agli ungheresi benessere e uno Stato che funziona, e accusando Orbán di essere diventato il volto del sistema che prometteva di cambiare.
Il programma di TISZA sembra assai ambizioso, impossibile da realizzare nelle promesse di spesa e altresì caratterizzato da un approccio progressista selettivo. In Ungheria si registra una pressione fiscale del 35% del PIL, molto più bassa della media dell’Unione Europea che si attesta a circa il 40%. Solo in 5 paesi dell’Unione (Irlanda, Malta, Bulgaria, Romania e Lituania) si rileva una pressione fiscale più contenuta di quella ungherese[23]. È abbastanza bizzarro che, in un contesto in cui un’imposta sui redditi delle persone fisiche prevede un’unica aliquota del 15%, si prospetti un ritorno alla progressività introducendo un’aliquota del 9% sui redditi più bassi. Le contestuali promesse di incremento di qualità e quantità dei servizi e di sgravi fiscali potrebbero perfino essere derubricate a una lista dei desideri. E certamente espone a contestazioni l’affermazione che la lotta alla corruzione libererà risorse che garantiranno un margine di diversi punti di PIL al governo, poiché tale passaggio sembra l’ammissione di uno squilibrio palese tra le entrate e le uscite dello Stato che TISZA ha in mente. La lotta alla corruzione come presupposto per coniugare riduzione di tasse e crescita della spesa pubblica assume le caratteristiche di una deoligarchizzazione simile a quella promessa da Zelens’kyj in occasione delle elezioni ucraine del 2019. Tuttavia, la scelta di mantenere bassissime le imposte sui redditi, congiuntamente all’introduzione di una patrimoniale, potrebbe costituire un cambiamento significativo di paradigma della politica fiscale, come furono l’adozione della flat tax, la tassa con un’unica aliquota sui redditi delle persone fisiche, e la contestuale riduzione dell’imposta sulle società tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi Duemila nell’Europa postcomunista.
La critica alle gestioni passate che hanno favorito le multinazionali estere e la promessa di una “nuova economia ungherese” con un mix che va dalle piccole e medie imprese alle grandi imprese innovative[24] rientra in una percezione assai comune nel mondo postcomunista. La fine del comunismo è stata seguita da un “miracolo della manifattura”, ma ha reso l’Ungheria periferia d’Europa[25], con un’economia dominata da filiali di grandi gruppi occidentali, che in letteratura vengono definite “minimalist subsidiary”, ovvero società che svolgono fasi del ciclo produttivo a basso valore aggiunto e che risultano più vulnerabili rispetto alle loro controllanti estere[26]. La denuncia di essere periferia di un sistema più ampio è in continuità non solo con le posizioni di FIDESZ ma anche con quelle espresse da forze più estremiste ed antiglobaliste[27].
L’approccio all’ambiente, per l’enfasi contro le multinazionali che inquinano ma non portano valore aggiunto, potrebbe sembrare incardinato in una logica di populismo classico, ma il riconoscimento di problemi quali la siccità, la qualità dell’aria e il cambiamento climatico non era scontato nel programma di un partito conservatore.
Il posizionamento di TISZA sull’Unione Europea potrebbe essere definito mediano tra quello di Orbán, restio ad accettare regole scritte fuori dai confini nazionali e quello dei “social-liberali”, avversari di Orbán negli anni Novanta e nei primi Duemila, tendenzialmente “euroentusiasti”[28]. L’affermazione della necessità di trovare un accordo con la Commissione Europea, per accedere nuovamente ai fondi europei, è tuttavia accompagnata da un profilo abbastanza cauto sull’accettazioni di regole non approvate dal parlamento ungherese: le quote di migranti sono inaccettabili; i fondi messi a disposizione dalla Politica Agricola Comunitaria sono insufficienti per l’Ungheria; certi regolamenti sono troppo onerosi; gli accordi sul clima non vengono nemmeno nominati. Le possibili intese con i membri di Visegrád o altri paesi affini – qualcuno fa riferimento all’Austria[29] – sono da una parte il tentativo di creare una coalizione di piccoli paesi per arginare lo strapotere dei grandi, dall’altro un allineamento di membri dell’Unione tendenzialmente conservatori. Viene denunciato il rischio di un’Unione Europa marginale nelle relazioni internazionali, ma non vi è alcuna proposta di riforma dei trattati.
Inoltre, l’improbabile soluzione alla crisi demografica, con l’appello a chiunque parli ungherese, ricorda in un certo senso József Antall[30], il primo capo di governo dell’Ungheria democratica che affermava di dover rispondere a quindici milioni di ungheresi, non solo dei dieci milioni di cittadini dell’Ungheria ma anche dei magiari oltre-confine.
TISZA può essere definito un partito “populista”, con la precisazione che nel dibattito sull’Europa Centro Orientale da tempo il termine viene utilizzato come sinonimo di illiberale, ma nell’accezione originaria individua una proposta politica che contrappone la stragrande maggioranza del popolo a un’élite[31]. Si potrebbe parlare di populismo soft, di populismo democratico o addirittura di populismo di centro[32]. Il nuovo partito di maggioranza si definisce europeista, e nel mondo postcomunista populismo ed europeismo possono convivere[33].
Per certi versi la proposta politica di TISZA oscilla spesso tra estremi: Magyar parla ai comizi di innovazione ma è vestito con abiti tradizionali; il programma da grande spazio alla condizione femminile a partire dalla riduzione del gender gap, ai diritti dei disabili, all’integrazione dei rom e alla scuola quale veicolo di inclusione, ma non si spende una parola per i diritti LGBTQ+; si definiscono settori strategici le imprese innovative ma anche attività tradizionali come il turismo e l’agricoltura.
Adesso, per chi ha vinto le elezioni comincia forse la sfida più grande: avendo intercettato una grande ansia di cambiamento, occorre dare risposte alle speranze degli elettori, intervenendo rapidamente con segnali netti sul fronte della lotta alla corruzione, e facendo tutto il possibile per ridurre il divario economico con l’Europa occidentale, traghettando in questo modo l’Ungheria fuori dalla periferia d’Europa.
[1] TISZA avrebbe superato FIDESZ nelle intenzioni di voto a fine 2024; nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni si stimava vi fossero almeno 10 punti di scarto a favore del partito di Magyar: https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/hungary/. Secondo un sondaggio del 9 aprile pubblicato da Median, un istituto ungherese considerato indipendente e attivo dagli anni Novanta, TISZA avrebbe ottenuto oltre il 50% dei voti, e con 141 seggi in parlamento, oltre la maggioranza dei due terzi: Medián’s estimate of seats signals a two-thirds majority for the Tisza Party: https://eng.median.hu/2026/04/09/medians-estimate-of-seats-signals-a-two-thirds-majority-for-the-tisza-party/.
[2] Insieme al suo partito satellite, i cristiano-democratici del Kereszténydemokrata Néppárt (KDNP).
[3] Dopo uno scandalo delle intercettazioni del 2006 che coinvolse i socialisti, FIDESZ ha trionfato in tutte elezioni, a partire dalle amministrative 2006. Orbán era già stato Primo Ministro tra il 1998 ed il 2002.
[4] Il partito è stato costituito nel 2020, ma è diventato rilevante a livello internazionale quando Péter Magyar ne ha assunto la guida.
[5] Parties and Elections in Europe: http://www.parties-and-elections.eu/hungary.html.
[6] Alle elezioni del 2022 tutte le forze di opposizione a Orbán costituirono il cartello “Uniti per l’Ungheria” e candidarono a primo ministro il conservatore Péter Márky-Zay.
[7] Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’inflazione in Ungheria si è attestata al 14,6% nel 2022 e al 17,1% nel 2023. I due anni successivi alla gestione dell’emergenza Covid-19 sono stati caratterizzati da elevatissima inflazione in tutta Europa, ma con effetti amplificati in Europa Centrale e Orientale. Negli stessi anni, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il tasso di inflazione è stato anomalo anche in altri paesi, a partire da Italia e Germania (poco meno del 9% nel 2022 e attorno al 6% nel 2023), ma comunque molto più basso di quello ungherese
[8] La dipendenza dalle performance della Germania pare un problema comune, con la parziale eccezione della Polonia, a tutti i paesi di Visegrád.
[9] L’aliquota ordinaria dell’imposta sul valore aggiunto è pari al 27%, la più alta d’Europa.
[10] IMF data mapper. Per la crescita reale del PIL: Real GDP Growth: https://www.imf.org/external/datamapper/NGDP_RPCH@WEO/OEMDC/ADVEC/WEOWORLD. Per l’inflazione: Inflation, average consumer price: https://www.imf.org/external/datamapper/PCPIPCH@WEO/CIS.
[11] Titolo in ungherese, A működő és emeberéges Magyaroszág alapjai, https://cdn.tisza.work/A%20m%C5%B1k%C3%B6d%C5%91%20%C3%A9s%20embers%C3%A9ges%20Magyarorsz%C3%A1g%20alapjai.pdf.
[12] C. BALAZS, Indul a „nemzet hangja”, ebben a 12 kérdésben kéri ki a magyarok véleményét Magyar Péter, Telex.hu. 15 marzo 2025. Viene lanciata “La Voce della Nazione”: Péter Magyar chiede agli ungheresi la loro opinione su queste 13 domande. https://telex.hu/belfold/2025/03/15/magyar-peter-12-kerdes-nepszavazas-tisza-part-magyarok-hangja.
[13] Un paese ricco e di successo – sviluppo e crescita, in ungherese Gazdag és sikeres Magyarország –fejlődés ès növekedés
[14] Un paese pacifico e ordinato, sicurezza e stabilità, in ungherese Békés és rendezett ország – biztonság és stabilitás.
[15] Un paese libero e felice, assistenza sociale e benessere, in ungherese, Szabad és boldog ország – tásadalmi jÓlét és jÓllét.
[16] Un paese pulito e progressista, sostenibilità e resilienza futura, in ungherese Tiszta és haladó ország – fenntarthatóság és jövőállóság.
[17] Popolazione attuale circa 9,6 mln di abitanti. Fonte: Bertelsmann Transformation Index, https://bti-project.org/en/reports/country-dashboard/HUN.
[18] Il Piano casa prevede la costruzione di migliaia di appartamenti da concedere in affitto, l’aumento del 50% dei posti nelle residenze universitarie, 20.000 posti in più in case di riposo e case per i dipendenti pubblici che si spostano, un piano di efficientamento energetico da 1.000 miliardi di fiorini, oltre 2,5 miliardi di euro, con 100.000 case rese più efficienti ogni anno. Si promette di incidere tramite incentivi sul mercato delle case sfitte.
[19] Pensione di anzianità non inferiore a 120.000 fiorini mensili; aumenti rilevanti delle pensioni tra 120.000 e 140.000 fiorini; aumenti decrescenti per le pensioni che superano i 140.000 fiorini. 120.000 fiorini corrispondono a circa 325 euro e 140.000 a circa 370. Dati in euro al cambio medio di aprile, fonte banca d’Italia.
[20] Dati in euro al cambio medio di aprile, fonte banca d’Italia.
[21] Dati fonte Eurostat aggiornati al 2024, https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=File:Revenue_from_taxes_and_social_contributions,_2024,_%25_of_GDP.jpg.
[22] Uova, Latte, verdure, prodotti da forno.
[23] Dati Eurostat aggiornati al 2024, https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=File:Revenue_from_taxes_and_social_contributions,_2024,_%25_of_GDP.jpg.
[24] I cosiddetti unicorni.
[25] D. BOHLE e B. GRESKOVITS, Capitalist Diversity on Europe’s Periphery, Cornell University press, 2012. L’espressione “miracolo della manifattura” usata per la prima volta nel 1990 segnatamente ad Asia ed America Latina, è impiegata con riferimento al gruppo di Visegrád nell’opera di Bohle e Greskovits del 2012.
[26] A. KASCHUTA, Economic nationalism in Central and Eastern Europe. Perspective and discussion of recent development in selected countries, Akademier Verlang, 2015, pag. 44 e pag. 58.
[27] S. BOTTONI, Orbán, un despota in Europa, Salerno Editore, 2019, pag. 88. Una certa retorica antiglobalista ostile alle filiali estere era tipica, per esempio, del politico di estrema destra ed antisemita István Csurka (1934-2012), tra i fondatori del Partito della Giustizia e della Vita (estrema destra).
[28] I socialisti del MSZP governarono tra il 1994 e il 1998 e tra il 2002 e il 2010, insieme a piccoli partiti di centrodestra, il più importante dei quali era l’Alleanza dei liberi democratici.
[29] NETTE NÖSTLINGER, Magyar wants to put the Austro-Hungarian Empire back on the map, Politico, 22 Aprile 2026.
[30] József Antall (1932-1993), storico e politico ungherese.
[31] B. DE CLEEN, Viktor Orbán’s defeat was not a victory over populism but a populist victory, LSE 29/04/2026,
Viktor Orbán’s defeat was not a victory over populism but a populist victory
[32]E. BORBATH, Explaining Tisza’s Hungarian breakthrough. ECPR’s political science blog, https://theloop.ecpr.eu/explaining-tiszas-hungarian-breakthrough/.
[33] Nella vicina Slovacchia, per esempio, molti partiti potrebbero essere definiti populisti, solo i liberisti di Libertà e Solidarietà (SaS Svoboda a Solidarita) sono qualificabili come euroscettici e solo piccole formazioni di estrema destra hanno sostenuto l’abbandono dell’euro e dell’Unione Europea. V. BILCIK -J. BUZALKA; Life in Post-Communist Eastern Europea after EU membership. Happy ever after, Routledge, 2012.
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