THE ELECTION OF MAIA SANDU IN MOLDOVA: THE CHALLENGES FOR THE NEW PRESIDENT

L’ELEZIONE DI MAIA SANDU IN MOLDOVA: LE SFIDE PER LA NUOVA PRESIDENTE

di Riccardo Casiraghi*

Il 15 novembre 2020, i cittadini moldavi hanno eletto il nuovo Presidente della Repubblica. Si tratta di Maia Sandu, leader del Partito Azione e Solidarietà, che ha sconfitto al ballottaggio il Presidente uscente, Igor Dodon, ex leader del Partito Socialista della Repubblica Moldava.

La nuova Presidente, già direttrice esecutiva della Banca Mondiale, aveva ricoperto la carica di primo ministro di un governo di coalizione fra il Partito Azione e Solidarietà e il Partito Socialista fra giugno e novembre 2019, quando era stata sfiduciata e sostituita da Ion Chicu, consigliere politico dello stesso Dodon.

La Repubblica di Moldova ha una forma di governo semipresidenziale. La Costituzione del 1994 prevedeva l’elezione a suffragio universale diretto del Presidente della Repubblica. In seguito all’adozione di una legge di emendamento costituzionale nel 2000 si passò all’elezione parlamentare del capo dello Stato con la maggioranza dei due terzi dopo il rinnovo del parlamento oppure in caso di vacanza della carica. Se un candidato non era eletto entro trenta giorni, il Parlamento veniva sciolto. Nel 2016, a seguito di un ricorso presentato dai parlamentari, la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge del 2000, ristabilendo l’elezione diretta del Presidente. Il capo dello Stato ha tuttavia principalmente un ruolo di rappresentanza a livello internazionale, ma può anche indirizzare scelte di politica interna o estera. Il potere politico viene principalmente esercitato dal Governo e dal Parlamento monocamerale composto da 101 membri.

La Moldova è anche uno dei paesi più poveri d’Europa: infatti, secondo i dati della Banca Mondiale, circa il 23% della popolazione vive in condizioni di povertà (dati del 2018). A seguito delle difficoltà economiche, quasi 2 milioni di cittadini hanno deciso di emigrare, e circa il 16% del PIL è rappresentato dalle rimesse dei lavoratori all’estero.

L’elezione di Maia Sandu avviene in un periodo storico molto importante per l’ex Repubblica sovietica, e numerose sfide si aprono all’orizzonte per il nuovo capo dello Stato.

Tra le più importanti, garantire il rispetto della Costituzione e la lotta alla corruzione. La Moldova si pone infatti al 120° posto nella classifica dell’indice di percezione di corruzione di Transparency International e, in passato, lo stesso Presidente Dodon è stato accusato di questo reato, quando è stato diffuso un video in cui riceveva una tangente da parte dell’ex parlamentare Vladimir Plahotniuc. Inoltre, nel 2014 il paese è stato colpito da un grande scandalo bancario, quando circa un miliardo di dollari sono spariti dalle tre principali banche moldave.

Il parlamento, la cui maggioranza relativa dei seggi è ricoperta da esponenti del Partito Socialista, dopo le elezioni ha approvato una legge che trasferisce il controllo dell’agenzia di intelligence del paese dal Presidente al parlamento, approvando anche il bilancio per l’anno successivo senza un vero e proprio dibattito. Secondo la Presidente eletta e i suoi sostenitori, l’obiettivo della legge sarebbe stato di indebolire la presidenza prima dell’inizio del suo mandato previsto per il 24 dicembre 2020. Maia Sandu, che ha posto la lotta contro la corruzione come caposaldo della sua campagna elettorale, è scesa in piazza a Chişinău, la capitale, al fianco di migliaia di cittadini per chiedere l’insediamento anticipato e protestare contro Igor Dodon, definito dalla nuova Presidente come corrotto.

Un’altra sfida che spetta al nuovo capo dello Stato è trovare l’appoggio del parlamento per riformare il sistema giudiziario del paese, spesso influenzato dalla politica.

Un chiaro esempio è la crisi costituzionale del giugno 2019 che ricordiamo brevemente. Le elezioni politiche del 24 febbraio 2019 avevano visto la vittoria del Partito Socialista con 35 seggi, seguito dal Partito Democratico Moldavo con 30 e dal Partito Azione e Solidarietà con 26 seggi. La Costituzione moldava afferma che il neo eletto parlamento ha tre mesi di tempo dall’insediamento per esprimere la fiducia al nuovo esecutivo. L’articolo 85 della Costituzione sancisce che qualora non si giunga ad un accordo fra i partiti per la formazione di un nuovo esecutivo, il Presidente della Repubblica deve sciogliere il parlamento.

In questo caso il termine fissato era il 9 giugno. L’8 giugno si era insediato un governo di coalizione fra il Partito Azione e solidarietà e il Partito Socialista moldavo con a capo Maia Sandu, escludendo il Partito Democratico Moldavo. Sergiu Sirbu, un deputato del Partito Democratico Moldavo, ha presentato un ricorso alla Corte costituzionale, chiedendo di destituire Dodon perché non aveva sciolto il parlamento. La Corte costituzionale, più volte accusata di favorire il Partito Democratico Moldavo e il suo leader Vladimir Plahotniuc, ha interpretato i tre mesi di tempo sanciti nella Costituzione come 90 giorni e non come tre mesi effettivi, accogliendo la richiesta di Sirbu e dichiarando illegittimo il nascente governo di Maia Sandu, poiché si era insediato oltre il termine previsto dalla Costituzione. La stessa Corte ha poi sospeso l’allora Presidente Dodon e ha nominato il primo ministro Pavel Filip, membro del Partito Democratico, come Presidente ad interim. Filip ha poi deciso di sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni politiche. La Corte ha successivamente deciso di annullare le precedenti decisioni adottate e ha dichiarato la legittimità del nuovo governo di Maia Sandu. A seguito della crisi, tutti i giudici della Corte costituzionale si sono dimessi.

Uno dei principali artefici della crisi è stato Vladimir Plahotniuc. Ex leader del Partito Democratico Moldavo, è stato accusato di controllare le istituzioni più importanti del paese, dal potere giudiziario ai media. Alla fine della crisi costituzionale, ha rinunciato al proprio seggio in parlamento e ha lasciato la sua posizione al vertice del Partito, fuggendo a Istanbul.

Durante la campagna elettorale, Maia Sandu ha preso come esempio la crisi del 2019 per sottolineare la necessità di riformare il sistema giudiziario moldavo e renderlo indipendente da influenze esterne.

Il nuovo capo dello Stato dovrà anche cercare un accordo con la Russia per il ritiro delle truppe stanziate sul territorio della Repubblica secessionista della Transnistria. La regione si è autoproclamata indipendente dopo la guerra civile del 1992 fra la popolazione secessionista supportata dalla Russia e l’esercito moldavo. Al momento la Transnistria gode di uno status speciale di autonomia conferitole da una legge del 2005, ma sta cercando di ottenere un riconoscimento internazionale, anche se le Nazioni Unite la considerano ancora come parte della Moldova. Gli abitanti, ancora legati all’ex Unione Sovietica, sono principalmente russofoni: infatti Dodon ha ottenuto circa l’85% di preferenze nel distretto. Inoltre il territorio è quasi inaccessibile alle ONG, secondo le quali vengono perpetrate continue violazioni dei diritti umani, soprattutto della libertà di religione e di espressione.

Attualmente è in corso fra le parti il negoziato denominato 5+2, e l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) è il principale mediatore del conflitto fra Moldova e Transnistria. Nel processo negoziale si sono aggiunte nel tempo anche Russia e Ucraina, mentre Stati Uniti e Unione Europea svolgono il ruolo di osservatori esterni.

 L’elezione di Maia Sandu potrebbe ulteriormente acuire le tensioni già esistenti fra Tiraspol (la capitale della Transnistria), Chişinău e Mosca. La nuova Presidente ha infatti richiesto il ritiro delle truppe russe dalla regione presenti dal 1992, sottolineando come la presenza di 1.500 soldati russi sia un pericolo per il popolo moldavo. Ha anche proposto di sostituire i soldati con una missione di osservatori civili sotto l’egida dell’OSCE, aggiungendo poi che la Moldova non può più sopportare la presenza di truppe straniere sul suo territorio.

In risposta, l’addetto stampa del Presidente Putin, Dmitrij Peskov, ha sottolineato come il contingente militare russo in Transnistria svolga una funzione molto importante, oltretutto nel pieno rispetto del diritto internazionale. Egli ha inoltre dichiarato che il ritiro dei soldati potrebbe aumentare le tensioni nella regione e ha espresso la speranza che il Governo moldavo non intraprenda azioni avventate.

Ulteriori sviluppi in merito alla questione sono attesi al prossimo summit OSCE, previsto nel 2021.

Maia Sandu dovrà anche cercare di migliorare i rapporti con l’Unione Europea. Già in passato la Presidente aveva manifestato la volontà di intensificare i legami con Bruxelles, e ora è convinta che la Moldova possa diventare un alleato stabile dell’UE in Europa Orientale.

Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, si è congratulata con la neo-Presidente, affermando che la vittoria può ripristinare il rispetto dello stato di diritto e che l’Unione Europea è pronta a supportare il paese.

Le relazioni fra UE e Moldova sono al momento regolate dall’accordo di associazione stipulato nel 2014, che ha creato un’area di libero scambio e ha abolito il regime dei visti, oltre che impegnarsi a promuovere la lotta contro la corruzione e a fornire un supporto finanziario.

Gran parte dei cittadini moldavi che vivono e lavorano all’estero hanno votato per Maia Sandu, sperando che la nuova Presidente possa continuare la cooperazione fra UE e Moldova, che aveva avuto una battuta di arresto con Dodon.

L’elezione di Maia Sandu è un segnale di nuovo inizio per la Repubblica di Moldova, decisa a combattere la vecchia classe dirigente corrotta e a intensificare i legami con l’Unione Europea, preparando la strada per una possibile adesione in futuro. La Presidente ha tutte le carte in regola per affrontare queste sfide: ora tocca a lei vincerle e contribuire al miglioramento del paese.

 

FONTI:

  • Kramer, Pro-E.U. Candidate Wins Moldova Election Over Putin-Backed Rival, 16 novembre 2020, in https://www.nytimes.com/2020/11/16/world/europe/moldova-election-president-sandu.html
  • Carboni, Presidenziali in Moldavia: remake della sfida fra Dodon e Sandu, 31 ottobre 2020
  • Radio Free Europe/Radio Liberty, Moldovan Parliament Approves New ‘Technocratic’ Government, 14 novembre 2019
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  • Luca, Maia Sandu, prima donna Presidente in Moldavia. L’UE: “Pronti a intensificare la cooperazione”, 16 novembre 2020, https://www.eunews.it/2020/11/16/maia-sandu-donna-Presidente-moldavia-lue-pronti-intensificare-la-cooperazione/137647
  • Facts and figures about EU-Moldova relations, https://www.euneighbours.eu/en/east/stay-informed/publications/facts-and-figures-about-eu-moldova-relations-0

* Studente di Studi Europei e Internazionali, Università degli studi di Trento

 

 

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