GOVERMENT CRISIS IN MOLDOVA

di Luca Bonzanni

Il 2016 in Moldavia si è aperto con la formazione di un nuovo governo. Il 20 gennaio, infatti, il Presidente della Repubblica, Nicolae Timofti, ha affidato l’incarico di Primo ministro a Pavel Filip, esponente del Partito democratico della Moldavia, formazione politica di orientamento socialdemocratico e filoeuropeista, che ha ottenuto il voto di fiducia dal Parlamento. L’insediamento del nuovo esecutivo giunge al termine di un periodo di instabilità politica e sociale, segnato – da un lato – da continue crisi politiche e – dall’altro – da proteste e scontri di piazza.

 

La situazione politica: sviluppi recenti. Le ultime elezioni parlamentari, tenutesi il 30 novembre 2014, avevano conferito la maggioranza in Parlamento (53 seggi su 101, si tratta di un’assemblea monocamerale) alle forze “europeiste”, al termine di una campagna elettorale caratterizzata da tensioni con i partiti c.d. “filorussi”. Nelle settimane seguenti al voto si è tuttavia registrata una fase di stallo, determinata dal prolungarsi delle trattative per la formazione del governo.

Il 12 febbraio 2015, il Parlamento non ha conferito la fiducia al secondo governo di IurieLeancă, esponente del Partito liberaldemocratico (Pld, di centrodestra) e Primo ministro uscente; il 18 febbraio, invece, l’assemblea parlamentare ha accordato la fiducia – con 60 voti a favore su 101 – a ChirilGaburici, anch’egli esponente del Pld, che si è posto alla guida di un esecutivo sostenuto a livello parlamentare dallo stesso Pld e dal Partito democratico della Moldavia (Pdm, di centrosinistra), con l’appoggio esterno del Partito dei comunisti di Moldavia (Pcrm). L’esecutivo guidato da Gaburici è terminato però dopo pochi mesi: il 22 giugno 2015, infatti, il Primo ministro ha rassegnato le proprie dimissioni, a seguito di uno “scandalo” relativo alla falsificazione del diploma utilizzato per iscriversi all’università. Il 30 luglio 2015, dunque, il Parlamento ha accordato la fiducia a un nuovo governo, quello guidato da ValeriuStrelet, altro esponente del Pld, che ha presto dovuto affrontare un clima di malcontento e di mobilitazione popolare.

A partire dal settembre 2015, in Moldavia si sono registrate accese proteste di piazza che hanno pesato anche sugli equilibri politici: il 30 ottobre 2015, a seguito di un voto di sfiducia del Parlamento (la mozione di sfiducia era stata presentata dalle forze di opposizione socialiste e comuniste, ma supportata anche dal Pdm al momento del voto in aula), Strelet ha rassegnato le proprie dimissioni. Gli ultimi mesi del 2015 e i primi giorni del 2016 sono stati così caratterizzati dalla necessità di trovare una nuova maggioranza parlamentare capace di sostenere stabilmente un esecutivo. Contemporaneamente, il clima di mobilitazione politica e sociale nel Paese si è mantenuto acceso, con proteste volte alla richiesta di nuove elezioni.

Infine, come accennato in apertura, il 20 gennaio 2016, il Presidente della Repubblica della Moldavia, Nicolae Timofti, ha conferito l’incarico a Pavel Filip (esponente del Pdm, ma supportato sostanzialmente dalla stessa maggioranza su cui poteva contare il suo predecessore Strelet), a cui il Parlamento ha conferito la fiducia con 57 voti su 101.

 

L’architettura istituzionale. La breve “rassegna” delle recenti “evoluzioni” politiche moldave consente una doverosa riflessione sull’architettura istituzionale del Paese. Innanzitutto, ed è evidente dai passaggi cui si è accennato, la Moldavia è una repubblica parlamentare, forma di governo peraltro non particolarmente diffusa nei Paesi dell’area. La Costituzione della Moldavia (Stato dichiaratosi indipendente dall’Urss il 27 agosto 1991) è stata adottata dal Parlamento il 29 luglio 1994 ed entrata in vigore il 27 agosto dello stesso anno, per essere poi emendata diverse volte nel corso degli anni; la riforma più importante, decisiva anche per comprendere gli avvenimenti più recenti, è quella del 2000, con l’approvazione della revisione costituzionale il 28 luglio 2000, che definisce pienamente la Moldavia come una repubblica parlamentare[1].

La Costituzione si articola in otto «Titoli» (comprese le disposizioni finali e transitorie), per un totale di 143 articoli. Dopo un preambolo, i «Principi generali» (Titolo I) e i «Diritti, doveri e libertà fondamentali» (Titolo II), il testo descrive l’architettura istituzionale moldava nel Titolo III.

Il Parlamento monocamerale (i cui poteri sono regolati dagli artt. 60-71 Cost.), composto da 101 seggi, è eletto dai cittadini ogni quattro anni con metodo proporzionale in un collegio unico nazionale. Il Parlamento elegge con voto segreto il Presidente della Repubblica (art. 78 c. 1 Cost). Per essere eletto, il candidato deve ottenere al primo turno almeno i tre quinti dei voti (art. 78 c. 3); nel caso non li raggiunga, al secondo turno si procede al voto tra i due candidati che nel primo turno hanno riportato il maggior numero di voti. Se anche al «ballottaggio» (ballot, nel testo ufficiale in inglese) nessuno dei candidati ottiene la maggioranza necessaria, una nuova elezione è tenuta entro quindici giorni (art. 78 c. 4 Cost.). Se nemmeno in questo caso nessun candidato viene eletto, il Presidente facente funzione (ovvero il Presidente del Parlamento) può sciogliere il Parlamento e fissare nuove elezioni parlamentari (art. 78 c. 5 Cost.). Il Presidente della Repubblica, che è capo dello Stato (art. 77 c. 1 Cost.) ed è “estraneo” al potere esecutivo (a differenza della Costituzione del 1994), ha un mandato di quattro anni rinnovabile per un solo mandato (art. 80 Cost.).

Nel quadro descritto circa i recenti cambiamenti di governo, il ruolo del Presidente della Repubblica è fondamentale, nonché quello tipico di una repubblica parlamentare. Innanzitutto, va ricordato che l’attuale Presidente della Repubblica è Nicolae Timofti, eletto il 23 marzo 2012 da una coalizione sostenuta principalmente dal Partito liberaldemocratico di Moldavia, dal Partito liberale, dal Partito democratico della Moldavia e dall’Alleanza Moldavia Nostra (di ispirazione social-liberale).

Il Capo dello Stato può sciogliere il Parlamento in diverse circostanze: 1) nell’impossibilità di formare un Governo o se per tre mesi consecutivi il Parlamento non adotti alcuna legge (art. 85 c. 1 Cost.); 2) qualora il Parlamento non accordi la fiducia al Governo entro 45 giorni dalla prima richiesta, e solo dopo almeno due voti di fiducia respinti (art. 85 c. 2 Cost.). Il Parlamento può essere sciolto solo una volta nel corso dello stesso anno e non può essere sciolto negli ultimi sei mesi del mandato del Presidente della Repubblica. Lo scioglimento del Parlamento, con conseguente ricorso alle elezioni, è stata una delle principali richieste portate avanti nel corso delle recenti manifestazioni di piazza.

Quanto allo stallo nella formazione dei Governi, è il Presidente della Repubblica che affida, dopo una consultazione con le forze parlamentari, l’incarico di formazione delG. Il Primo ministro incaricato deve chiedere entro 15 giorni il voto di fiducia al Parlamento su un programma e sull’intera lista dei membri dell’esecutivo. Dopo un dibattito parlamentare, l’assemblea può concedere la fiducia con un voto a maggioranza assoluta (art. 98 Cost.). Lo stesso Parlamento, come accaduto ad esempio nell’ottobre 2015 durante l’esecutivo guidato da ValeriuStrelet, può presentare (su iniziativa di almeno un quarto dei suoi membri) una mozione per voto di sfiducia, che deve essere approvata a maggioranza assoluta (art. 106 Cost.).

 

Conclusioni. La nuova sfida della Moldavia si chiama stabilità. Dopo un “vorticoso” susseguirsi di Governi, la classe politica, minata soprattutto da scandali legati alla corruzione, è ora chiamata a garantire al Paese un presente più solido, superando lo stallo che ha caratterizzato il periodo post-elezioni 2014. Sullo sfondo vi è poi la questione non secondaria delle tensioni con la Russia: motivo del contendere è il percorso di integrazione europea caratterizzato dalla firma dell’Accordo di associazione all’Unione europea (2014). Da non sottovalutare, infine, è il movimento che si sta costituendo attorno alla proposta di un referendum che ripristini l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, ritorno sostanziale alla Costituzione del 1994[2].

 

Riferimenti bibliografici e sitografici

Constitution of the Republic of Moldova, versione inglese, pubblicata sul sito della PresedintiaRepublicii Moldova, www.presedinte.md/eng/constitution

  1. Ratto Trabucco, La forma di governo della Repubblica di Moldova, in “Osservatorio Balcani e Caucaso”, 14 giugno 2006

www.balcanicaucaso.org

www.eastjournal.net

[1]    La Costituzione del 1994, invece, “disegnava” la Moldavia con le linee essenziali di una repubblica presidenziale, con l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.

[2]    http://www.gazzettaitalomoldova.md/il-governo-moldavo-apre-sul-referendum-per-lelezione-diretta-del-presidente/

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