The position adopted by the Organization of American States (OAS) in relation to the current socio-political crisis in Nicaragua

di Christian Mosquera

 L’inizio delle proteste

 Dal 18 aprile di quest’anno in Nicaragua si sono verificate proteste contro il Governo del Presidente Ortega (di cui la moglie è Vicepresidente), accusato di essere alla guida di un regime autoritario, violento e nepotista. Il Governo, da parte sua, ha risposto a tali manifestazioni con una forte repressione, che ha provocato sdegno nella popolazione e ha generato ulteriori scontri. Ad oggi, più di 500 morti e migliaia di feriti sono il risultato della grave crisi in cui versa il Nicaragua. Questa situazione ha preoccupato soprattutto gli organismi internazionali in relazione alle violazioni dei diritti umani.

Ortega, del partito Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (Fsln), è al suo terzo mandato consecutivo, grazie alla riforma costituzionale realizzata con la L. n. 854 ley de reforma parcial a la constitución política de la república de Nicaragua, approvata il 29 gennaio 2014 e pubblicata nella Gazz. Uff. (10 febbraio 2014) n. 26, che ha stabilito la possibilità di rielezione senza limiti di mandati del Presidente della Repubblica.

Uno dei principali antecedenti delle proteste è stato l’incendio verificatosi nella riserva naturale di Indio-Maís (una delle riserve più vaste del Paese) tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile. La debole risposta statale a uno dei disastri ecologici più significativi nella storia dell’America latina, ha suscitato un’ondata di manifestazioni le quali sono state represse dallo Stato. Tuttavia, il vero fattore scatenante delle proteste a livello nazionale è stata l’adozione del Decreto presidenziale n. 03-2018 del 18 aprile 2018, pubblicato nella Gazz. Uff. 18-04-2018, n. 72, che ha riformato l’ Instituto Nicaragüense de Seguridad Social (INSS) con l’obiettivo di finanziare la previdenza sociale. Tale riforma ha previsto, infatti, un taglio del 5% mensile alle pensioni, e l’aumento dei contributi che devono versare lavoratori e datori di lavoro.

Sin dall’inizio delle proteste sociali, la reazione dello Stato è stata una forte repressione, sia per mezzo delle forze di polizia, che di gruppi paramilitari sostenitori del Governo. Infatti, sin dal 18 aprile a Managua (in diverse Università) forze di polizia e gruppi paramilitari hanno aggredito studenti che manifestavano contro il Governo, causando vittime e feriti.

Con lo scopo di calmare le manifestazioni e gli alti livelli di violenza in cui versa il paese, il 23 aprile è stato pubblicato nella Gazz. Uff. 23-04-2018, n. 76, un successivo Decreto presidenziale n. 04-2018 che annulla quello precedente.

 

La Legge sul terrorismo e il Dialogo Nazionale

 

A metà giugno si è verificata la “operación limpieza” con la quale agenti antisommossa, gruppi armati sostenitori del Governo e fuerzas de choque (civili sostenitori del Governo) intendevano smantellare le barricate. Ciò ha provocato alti livelli di violenza da entrambe le parti e, al contempo, ulteriori morti. Dopo l’operazione si è verificata un’ondata di arresti collettivi.

 

Il 16 luglio scorso, l’Assemblea Nazionale ha approvato la L. 977, Ley contra el Lavado de Activos, la Financiación al Terrorismo y a la Proliferación de Armas de Destrucción Masiva, che all’art. 394 riferendosi al terrorismo, stabilisce:

Quien cause la muerte o lesiones corporales graves a personas que no participan directamente en las hostilidades en una situación de conflicto armado o destruya o dañe bienes públicos o privados, cuando el propósito de dichos actos, por su naturaleza o contexto, sea intimidar a una población, alterar el orden constitucional u obligar a un gobierno o a una organización internacional a realizar un acto o a abstenerse de hacerlo, será sancionado con pena de quince a veinte años de prisión”.

Tale articolo suscita preoccupazioni per la vaghezza del testo e perché permette un’ampia interpretazione e ciò comporterebbe che persone che semplicemente esercitano il proprio diritto di manifestazione possano venire definite come terroriste.

Da questo momento in poi, secondo l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UACNUDH), la crisi sta vivendo una nuova fase, caratterizzata dalla persecuzione e criminalizzazione di leader sociali, di difensori dei diritti umani, di persone associate alle proteste e di quelle persone che in qualche modo vengono percepite come oppositori.

Per fronteggiare la escalation di atti di violenza da entrambi le parti, il 21 aprile il Presidente Ortega ha annunciato la sua apertura al Dialogo Nazionale in cui la Chiesa Cattolica parteciperebbe come mediatrice. Nei giorni successivi, la Conferenza Episcopale ha accettato il ruolo di mediatrice e ha annunciato che l’inizio del Dialogo Nazionale avrebbe avuto luogo il 16 maggio.

Il tavolo del Dialogo è stato molto inclusivo. Infatti, hanno partecipato rappresentanti del Governo, del settore privato, delle organizzazioni sociali, delle università, dei popoli indigeni. Ciononostante l’andamento dei colloqui è stato altalenante.

A fine maggio si è costituita la Comisión Mixta, composta da tre membri del Governo e tre membri dell’Alleanza civica per la giustizia e la democrazia (alleanza che raggruppa i diversi partecipanti del Dialogo, esclusi i rappresentanti del Governo e la Chiesa), che ha stabilitoi riprendere il Dialogo, ma nonostante ciò la repressione statale è continuata e sono dovuti intervenire i vescovi della Conferenza Episcopale, i quali hanno annunciato che non avrebbero ripreso il dialogo fino a quando si sarebbe continuato a negare il diritto del popolo a manifestare liberamente.

Nel corso della sessione del 15 giugno si sono registrati importanti progressi per quanto riguarda i diritti umani, e si sono decise una serie di iniziative:

  • Sollecitare la Commissione Interamericana dei Diritti dell’Uomo (CIDH) ad attivare il Grupo Interdisciplinario de Expertos Independientes (GIEI) e il Mecanismo Especial de seguimiento para Nicaragua (MESENI)[1].
  • Allertare immediatamente l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e l’Unione Europea;
  • Fare un appello a cessare ogni tipo di violenza, da qualsiasi parte provenga.

In tale occasione si è creata, inoltre, la Comisión de Verificación y Seguridad composta da rappresentanti del Dialogo nazionale, della Chiesa e degli organismi internazionali come osservatori, per accertare che esista un ambiente di pace e sicurezza.

 

L’intervento dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA)

 

La CIDH, tra il 17 e il 21 maggio, ha effettuato una visita in Nicaragua con l’obiettivo di monitorare la situazione dei diritti umani dopo gli episodi di violenza. Nella sua Relazione finale, intitolata “Graves violaciones de derechos humanos en el marco de las protestas sociales en Nicaragua” la CIDH ha affermato che in riferimento alle proteste sociali, lo Stato ha violato i suoi obblighi internazionali di rispettare, tutelare e garantire i diritti umani; che la risposta statale alle proteste si è caratterizzata per la repressione e la criminalizzazione dei manifestanti provocando varie violazioni dei diritti umani; che la risposta statale repressiva ha intensificato le tensioni tra i manifestanti, le forze di sicurezza e las fuerzas de choque.

Nella relazione si ricorda che l’art. 15 della Convenzione americana sui diritti dell’uomo riconosce e tutela il diritto di riunione pacifica senza armi, e che quando queste abbiano un carattere violento, lo Stato può adottare le misure adatte per gestire la situazione e dissolvere le tensioni. La CIDH ha sottolineato che anche quando un gruppo di manifestanti ecceda i limiti al diritto di riunione pacifica, compiendo atti violenti, ciò non giustifica gli abusi da parte delle forze di polizia, in quanto lo Stato continua ad essere obbligato a rispettare e garantire tutti gli altri diritti dei manifestanti non pacifici.

Sempre nella sua Relazione finale la CIDH sostiene che “l’utilizzo eccessivo della forza, la criminalizzazione, e altre risposte inadatte dello Stato di fronte alle proteste sociali non solo attentano contro i diritti alla libertà di espressione e riunione”, ma altresì “causano gravi violazioni ad altri diritti fondamentali come il diritto alla vita, all’integrità e alla libertà personale, e alle garanzie giurisdizionali e possono avere un serio impatto sull’esercizio dei diritti sociali”.

Inoltre, anche secondo la giurisprudenza della Corte interamericana dei diritti dell’uomo, “la relazione tra i diritti di riunione, la libertà di espressione e la partecipazione politica rendono possibile il gioco democratico”[2]. In tal senso, le manifestazioni pubbliche e le altre forme di protesta, che non siano violente, fanno parte di qualsiasi democrazia pluralista e meritano la massima tutela.

Lo Stato del Nicaragua, per parte sua, nelle sue osservazioni al progetto di Relazione finale della CIDH, ha rifiutato integralmente tale Relazione in quanto la reputa soggettiva, prevenuta, di parte e redatta sotto l’influenza dell’opposizione. Inoltre, sostiene che i fatti analizzati dalla CIDH non avvengono in un contesto di proteste sociali, ma in un contesto di “tentativo di rottura costituzionale e istituzionale”, con lo scopo di rovesciare il Governo legittimamente eletto.

Più recentemente, nella sessione straordinaria tenuta il 12 settembre, il Consiglio permanente dell’OSA ha emesso la “Resolución sobre acontecimientos recientes en Nicaragua” nella quale si stabiliscono i seguenti punti:

  • Si riafferma la condanna degli atti di violenza, della repressione e delle violazioni dei diritti umani.
  • Si chiede al Governo del Nicaragua di adottare misure per investigare sugli abusi e sulle violazioni; di punire i responsabili e di concedere le dovute riparazioni alle vittime.
  • Inoltre, si chiede al Governo del Nicaragua di garantire l’assistenza necessaria alla CIDH, specie per quanto riguarda il MESENI e il GIEI.
  • Si manifesta la propria preoccupazione per la decisione del Governo di ritirare l’invito all’UACNUDH e si chiede di riprendere la cooperazione con tale ufficio delle Nazioni Unite.
  • Ci si rammarica per il rifiuto del Governo del Nicaragua di cooperare con il Consiglio permanente dell’OSA.
  • Si fa un appello agli Stati membri e agli osservatori, ad implementare le misure diplomatiche per contribuire al ripristino dello Stato di diritto e della protezione dei diritti umani in Nicaragua.
  • Si esprime, per ultimo, la volontà del Consiglio permanente di continuare a seguire la situazione in Nicaragua per cercare una soluzione pacifica all’attuale crisi.

 

Fonti:

 

Organizzazione degli Stati Americani

http://www.oas.org/es/

Commissione Interamericana dei Diritti Umani

http://www.oas.org/es/cidh/

Corte Interamericana dei Diritti Umani

http://www.corteidh.or.cr/index.php/es

Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani

https://www.ohchr.org/sp/Pages/Home.aspx

[1] Mentre il primo è un meccanismo di investigazione internazionale sui fatti di violenza accaduti durante le manifestazioni, il secondo è costituito per dare seguito alle raccomandazioni realizzate dalla CIDH.

 

[2] Corte IDH. Caso López Lone y otros vs. Honduras. Sentencia del 5 Octubre 2015. Serie C n. 302, párr. 160. Reperibile all’url: http://www.corteidh.or.cr/docs/casos/articulos/seriec_302_esp.pdf.

 

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