LIBYA: HUMANITARIAN EMERGENCY WORSENS AMID CORONAVIRUS AND CIVIL WAR

LIBIA: TRA CORONAVIRUS E GUERRA CIVILE CRESCE L’EMERGENZA UMANITARIA

di Luca Zanchi*

Mentre gran parte della popolazione mondiale è costretta a misure di distanziamento sociale e prolungati lockdown, la Libia continua ad essere teatro di grande irrequietezza interna, risultato della crisi politico-istituzionale (e identitaria) che affligge il Paese da quasi un decennio.
È dello scorso 27 aprile la dichiarazione con cui Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica al comando dell’esercito nazionale libico (LNA), si è autoproclamato unico leader del Paese appellandosi a un “mandato popolare”, meritato grazie alla serie di successi dei mesi scorsi. Le sue forze armate – a sostegno della esautorata Camera dei Rappresentanti a Tobruk e del governo della Cirenaica – gli hanno permesso, infatti, di giungere fino alle porte di Tripoli, rimasta la sola roccaforte del Governo di Accordo Nazionale (GNA) guidato da Fayez al-Serraj e ufficialmente riconosciuto dalle Nazioni Unite.
I recenti sforzi diplomatici messi in atto dalla comunità internazionale non hanno sortito alcun tipo di effetto. Nonostante l’impegno profuso a inizio 2020, concretizzatosi nella conferenza multilaterale di Berlino e nell’incontro di Mosca mediato da Putin (nel quale, tuttavia, i due leader non hanno voluto confrontarsi faccia a faccia), le parti continuano ad ignorare qualsiasi richiesta di cessate-il-fuoco e sono determinate a proseguire il conflitto, nonostante l’inizio del Ramadan e il diffondersi del coronavirus anche all’interno del territorio libico.
Al 24 aprile, i casi confermati di COVID-19 nel Paese erano 61, con 2 decessi. Nonostante i numeri contenuti – complice anche uno scenario non ottimale per l’esecuzione dei test e per la diagnosi della malattia – la situazione resta complicata e il prosieguo del conflitto potrebbe rapidamente provocare un aumento esponenziale dei contagi. Pesanti avvertimenti sono arrivati anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che tramite la coordinatrice della missione in Libia, Elisabeth Hoff, ha definito il sistema sanitario come “già vicino al collasso senza che si diffonda il virus”, evidenziando le drammatiche circostanze in cui l’intero Paese versa dopo nove anni di crisi istituzionale. Anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non manca di farsi sentire a tal proposito, invocando costantemente un cessate-il-fuoco esteso a tutte le guerre attualmente in corso, al fine di bloccare la diffusione della pandemia. Tripoli e Tobruk hanno messo in atto misure di lockdown vincolanti per i rispettivi territori, procedendo alla chiusura delle scuole, così come di diverse attività produttive, esercizi commerciali e cliniche private. Il 16 aprile il GNA di al-Serraj ha esteso il coprifuoco (già attivo da due settimane) per altri dieci giorni, confermando l’obbligo di mascherina negli spazi pubblici. Da una dichiarazione rilasciata a fine marzo sempre dal governo occidentale, si apprende che 466 detenuti in attesa di processo (o con sufficienti requisiti per potere usufruire della libertà condizionale) sono stati liberati al fine di limitare il contagio all’interno delle carceri, rimediando i complimenti di Human Rights Watch. Tuttavia – come segnalato anche dal Comitato Internazionale della Croce Rossa – la situazione resta critica per via della crisi umanitaria causata dal costante stato di guerra civile. Il terzo attacco sferrato da Haftar lo scorso 6 aprile nei confronti dell’ospedale di Tripoli (l’unico deputato alla cura di malati da COVID-19) – e che ha portato alla morte di sei operatori sanitari – ha destato allarmismo, oltre alla decisa condanna da parte del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, il quale lo ha definito “una chiara violazione di diritto internazionale”. Inoltre, è da monitorare il flusso di cittadini in fuga dalla periferia di Tripoli (principale teatro degli scontri) diretti verso il centro della città, creando assembramento e rischiando così di diventare un pericoloso veicolo di propagazione del coronavirus. Per gran parte dei 140mila sfollati libici, quindi, la disperata fuga dalle proprie abitazioni rappresenta un’altra insidia: la contrazione del virus e la sua conseguente diffusione.
L’attacco all’ospedale di Tripoli è soltanto una delle gravi violazioni di diritti umani da cui la Libia è messa a dura prova. Ad esso si aggiunge il taglio dell’approvvigionamento idrico di Tripoli operato dalla milizia di Schwerif, alleata di Haftar, che il 10 aprile ha lasciato senza l’acqua del “Grande fiume artificiale” due milioni di persone. A denunciarlo è il coordinatore umanitario in Libia per conto dell’ONU Yacoub El Hillo, che ha ribadito come acqua ed energia elettrica non possano in alcun modo essere ritenute legittime armi di guerra.
Di cruciale rilevanza è anche la grave crisi economica che potrebbe essere innescata dal blocco da parte del generale Haftar sulle operazioni di estrazione e vendita internazionale di petrolio, di cui la Libia è il secondo produttore in Africa. Questa attività rispecchia la base dello sviluppo economico dello Stato, rappresentando più di un quarto del reddito nazionale e il 95% delle esportazioni. Un’eventuale soluzione interna su questo fronte non garantirebbe però la stabilità economica, dato l’inesorabile crollo subito dal prezzo registrato dal Wti (West Texas Intermediate) al barile nel mese di aprile. Le mancate entrate priverebbero così il paese delle risorse necessarie per il mantenimento delle già deboli e scarse strutture istituzionali, messe in ginocchio dall’estrema instabilità provocata dalla guerra.
La escalation culminata con l’autoproclamazione di Haftar e con l’ennesimo congelamento degli accordi di Skhirat (che il 17 dicembre 2015 avevano portato al governo di accordo nazionale, sotto egida ONU) si inserisce in un contesto in cui i principali attori europei appaiano sempre più defilati. Nei mesi di marzo e aprile, gli sforzi che hanno impegnato in primis Italia e Francia sono stati indirizzati prevalentemente verso Bruxelles e hanno portato a una inevitabile frenata dell’azione diplomatica in Libia, come ammesso il 30 aprile anche dal Ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio, il quale ne ha approfittato per criticare con forza la vendita di armi alle due fazioni da parte di supporter regionali come Emirati Arabi Uniti, Egitto e Turchia.
La Libia è ancora lontana dal termine delle proprie sofferenze da un punto di vista politico, sociale, economico e sanitario. Ai 2000 morti e 140mila sfollati degli ultimi tredici mesi di conflitto, si aggiungono le 1500 persone bloccate nei centri “per la lotta contro l’immigrazione”. Sono centinaia le persone partite nelle ultime settimane e intercettate dalla guardia costiera libica, ora non più rintracciabili, rinchiuse (secondo l’Oim) in “centri di detenzione non ufficiali”, vittime di abusi e traffici in un paese in cui ancora si combatte e con una pandemia globale alle porte.

FONTI

  • Libya frees more than 450 prisoners to stem spread of coronavirus, Al Jazeera, 30th March 2020, https://www.aljazeera.com/news/2020/03/libya-frees-450-prisoners-stem-spread-coronavirus-200330093545745.html
  • UN condemns rocket attack on Tripoli hospital, Al Jazeera, 7th April 2020, https://www.aljazeera.com/news/2020/04/condemns-rocket-attack-tripoli-hospital-200407140610239.html
  • Libia: Onu, acqua tagliata a Tripoli, ANSA, 11th April 2020, https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/04/11/libia-onu-acqua-tagliata-a-tripoli_640100cc-12c9-432d-9816-d3d83ce373b5.html
  • A. Cuzzocrea and V. Nigro, Luigi Di Maio: “L’Italia non permetterà che in Libia vincano le armi”, la Repubblica, 29th April 2020, https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/04/29/news/di_maio_italia_libia-255224060/
  • A. Morone, The Libyan Crisis and Italian Policy: Military Intervention, Border Control and Fossil Exploitation, in Afriche e Orienti anno XX numero 3
    ‘Which Death Is Going to Be Worse?’ Coronavirus Invades a Conflict Zone, New York Times, 13th April 2020, https://www.nytimes.com/video/world/africa/100000007058303/coronavirus-libya-war.html
  • G. Pelosi, Libia, a un anno dall’attacco di Haftar allarme Onu per catastrofe umanitaria e coronavirus, Il Sole 24 ORE, 4th April 2020, https://www.ilsole24ore.com/art/libia-un-anno-dall-attacco-haftar-allarme-onu-catastrofe-umanitaria-e-coronavirus-ADSlt5H
    Libya confirms first coronavirus case amid fear over readiness, Reuters, 24th March 2020, https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-libya-measures/libya-confirms-first-coronavirus-case-amid-fear-over-readiness-idUSKBN21B2SF
    Secretary-General Condemns Continued Attacks on Medical Facilities in Libya, United Nations, 7th April 2020, https://www.un.org/press/en/2020/sgsm20037.doc.htm

*Studente di Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano.

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