IL RICONOSCIMENTO ISRAELIANO DELLA SOVRANITÀ MAROCCHINA SUL SAHARA OCCIDENTALE

di Martina Tremolada*

Lo scorso lunedì 17 luglio 2023, il portavoce della casa reale marocchina ha annunciato il riconoscimento da parte di Israele della sovranità di Rabat sui territori del Sahara Occidentale. La dichiarazione è stata prontamente confermata dal governo israeliano, il quale aveva informato ufficialmente il Re Mohammed VI della decisione di registrare tale riconoscimento presso le principali organizzazioni regionali e internazionali, in primis l’ONU, e della volontà di aprire un consolato israeliano nella città di Dakhla.

Si tratta di uno dei tentativi di rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Israele e Marocco messo in atto dai due Paesi a seguito della firma degli “Accordi di Abramo” avvenuta nel dicembre 2020, sotto la supervisione dell’amministrazione statunitense guidata all’epoca da Donald Trump. In cambio della normalizzazione delle relazioni tra Israele e Marocco, gli Stati Uniti stessi hanno riconosciuto, come previsto dall’accordo, la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. Lo scopo principale di questi negoziati era, e rimane, quello di mantenere la pace e la stabilità nella regione mediorientale, rafforzando le relazioni politiche, economiche e commerciali tra Israele e quei Paesi arabi che hanno deciso di partecipare ai negoziati, vale a dire Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan.

A spingere Israele a rendere ufficiale il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, però, è stata principalmente la decisione del governo marocchino di sospendere il vertice annuale del Negev, per protestare contro i continui interventi militari condotti dall’esercito israeliano nella zona occupata della Cisgiordania. Il primo vertice del Negev si era tenuto nel marzo 2022 in Israele, su convocazione del Ministro degli Affari Esteri israeliano Yair Lapid, e aveva visto la partecipazione di Bahrein, Egitto, Marocco ed Emirati Arabi Uniti. L’intento della riunione era di rafforzare le relazioni tra i partecipanti sotto la supervisione statunitense. Nel 2023 spettava al Marocco convocare il vertice del Negev, ma il governo marocchino ha deciso di rimandare l’evento a data da destinarsi. Ora ci si chiede come la decisione del governo guidato da Netanyahu andrà a pesare sulle future scelte politiche marocchine, considerando soprattutto l’importanza che la questione del Sahara Occidentale ha per il Marocco ormai da diversi decenni.

Sin dal 1975, la disputa sui territori del Sahara Occidentale rappresenta un motivo di tensione tra il governo marocchino e il Fronte Polisario, movimento nazionalista nato nel 1973 con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza del popolo sahrawi dalla dominazione spagnola. La partenza degli spagnoli, dopo quasi un secolo di dominio coloniale, avvenne nel 1976, a seguito della firma degli Accordi di Madrid tra il Paese europeo e i due Paesi nordafricani pronti a rivendicare il loro controllo sul territorio liberato: il Marocco e la Mauritania. Il passaggio di testimone, però, si rivelò più complicato del previsto. Dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla dominazione spagnola, infatti, il Fronte Polisario aspirava all’autodeterminazione nazionale del popolo sahrawi nella regione del Sahara Occidentale. Questo scontro con il governo marocchino segnò l’inizio di un conflitto militare e diplomatico tra i due Paesi, che presto s’inserì nel quadro della Guerra Fredda, vedendo così il coinvolgimento di altri attori regionali e internazionali. Mentre il Marocco godeva del supporto degli Stati Uniti, il Fronte Polisario si schierò dalla parte dei Paesi non-allineati, assicurandosi così la solidarietà della maggior parte degli Stati africani. Il conflitto, nel corso degli anni, ha visto succedersi fasi di forte tensione tanto dal punto di vista militare quanto da quello politico. In questo secondo ambito, il momento più delicato si raggiunse nel 1984, quando il Marocco decise di ritirarsi dall’Organizzazione dell’Unità Africana, dopo che quest’ultima decise di ammettere come membro la Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (proclamata dal Fronte Polisario nel 1976). La questione si è risolta solamente nel 2017, quando il Marocco è stato riammesso come membro dell’organizzazione, ma la disputa territoriale continua a essere irrisolta, soprattutto a causa del fatto che, mentre molti Stati riconoscono il Sahara Occidentale quale Stato indipendente, altri, tra cui Stati Uniti e Spagna, sostengono la sovranità marocchina su questo territorio.

Il dialogo tra Marocco e Israele rimane aperto in diversi ambiti. A seguito degli Accordi di Abramo, i due governi hanno negoziato e ratificato diversi patti, tra i quali ad esempio il memorandum d’intesa del novembre 2021 tra i ministri della Difesa dei due Paesi, che ha rafforzato i legami in tema di sicurezza tra Israele e Marocco, nonché facilitato la vendita di armi israeliane a Rabat. Questo esempio dimostra come i tentativi di rafforzare le relazioni tra i due Paesi siano reali e rappresentino un elemento importante nelle agende di politica estera dei due Stati. Ne è prova la dichiarazione rilasciata alla Reuters da un alto funzionario del governo marocchino, il quale ha affermato che la presa di posizione israeliana sul Sahara Occidentale non andrà a modificare la volontà marocchina di riconoscere la soluzione dei due Stati per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

Queste parole rappresentano anche una risposta del Marocco ai tentativi di molti attivisti sahrawi di creare un fronte comune con il popolo palestinese. Di fronte alla situazione che si è venuta a creare, questi attivisti hanno rinnovato la loro solidarietà nei confronti dei palestinesi e hanno cercato di creare un paragone tra le condizioni delle due popolazioni, auspicando però anche a un maggiore supporto palestinese alla causa sahrawi. L’Autorità Nazionale Palestinese, infatti, nonostante l’avvicinamento del Marocco a Israele avvenuto negli ultimi anni, ha continuato a rimanere in stretti rapporti con il governo marocchino.

A questo punto bisogna attendere e vedere come agiranno le parti in causa: da un lato ci si chiede se e quando il governo marocchino convocherà, senza rimandarlo ulteriormente, il vertice del Negev, mentre dall’altro si attende di capire quale comportamento i palestinesi decideranno di tenere di fronte all’avvicinamento tra Israele e Marocco.

FONTI

*Studentessa di Studi dell’Africa e dell’Asia, Università di Pavia

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