
di Christian Mosquera Arias[i]
- Introduzione
I risultati delle elezioni presidenziali colombiane del 21 giugno 2026 hanno confermato la recente tendenza regionale di affermazione delle destre radicali al potere. Inoltre, la vittoria con margine ridotto del candidato di estrema destra Abelardo de la Espriella, con una differenza inferiore all’1% rispetto al candidato progressista Iván Cepeda, non si limita a segnare un cambiamento di orientamento politico, ma evidenzia una dinamica di profonda polarizzazione politica.
Questo esito elettorale si inserisce in un contesto politico-istituzionale complesso, contraddistinto da un presidenzialismo forte, da un sistema partitico frammentato e da persistenti tensioni territoriali, legate soprattutto alla debole presenza delle istituzioni in alcune regioni e al controllo di aree strategiche da parte di organizzazioni criminali. Considerati tali elementi, l’elezione di un capo dello Stato che assume come riferimento modelli politici autoritari, come quello del Presidente salvadoregno Nayib Bukele, apre una fase segnata da interrogativi sulla tenuta democratica e sulla capacità delle istituzioni di preservare l’equilibrio costituzionale.
Alla luce di ciò, oltre a illustrare l’esito delle elezioni presidenziali e politiche, che consente di ricostruire il quadro politico emerso dal ciclo elettorale del 2026, risulta centrale analizzare le principali proposte presentate dal Presidente de la Espriella durante la campagna elettorale, individuando eventuali criticità, in particolare nei settori della sicurezza, dell’ordine pubblico, della politica penitenziaria e dello sfruttamento delle risorse naturali. Parallelamente, è necessario esaminare l’ampiezza delle prerogative che la Costituzione del 1991 riconosce al capo dello Stato, il suo rapporto con il Parlamento, nonché la disciplina degli stati di emergenza, che costituiscono un importante strumento a disposizione del Presidente per affrontare situazioni eccezionali. Infine, si cercherà di individuare alcuni dei fattori che possono rappresentare dei limiti all’implementazione delle iniziative governative più controverse, che possono in qualche modo incidere negativamente sulla tenuta democratica del paese latinoamericano o sui diritti costituzionalmente riconosciuti ai cittadini.
- L’esito delle elezioni presidenziali del 21 giugno 2026
In Colombia, il Presidente della Repubblica e il Vicepresidente sono eletti congiuntamente mediante un’unica candidatura sottoposta a voto popolare diretto (art. 202 Cost.). Il mandato presidenziale ha una durata quadriennale e, a seguito della modifica costituzionale del 2015, è stato introdotto il divieto assoluto di rielezione, sia immediata che non consecutiva (art. 197), con l’obiettivo di prevenire derive personalistiche e garantire l’alternanza.
Il Governo non si configura come organo collegiale autonomo, ma come un vertice amministrativo a guida presidenziale. Con riferimento alla sua formazione, la Costituzione riconosce al Presidente il potere di nominare e revocare liberamente i ministri (art. 189, p.to. 1 Cost.), senza richiedere un voto di fiducia preventivo o l’approvazione da parte del Parlamento. Tuttavia, la responsabilità politica dei singoli ministri, oltre a dipendere dalla costante fiducia del Presidente, è comunque sottoposta al controllo parlamentare attraverso l’istituto della mozione di censura (art. 135, c. 9 Cost.).
Tale meccanismo, che è più tipico delle forme di governo parlamentari, è stato introdotto a seguito della riforma costituzionale del 2007 al fine di riequilibrare i rapporti tra l’esecutivo e il legislativo. La mozione consente di rimuovere dall’incarico i ministri, ma la sua approvazione richiede la maggioranza assoluta dei componenti della Camera che la promuove.
I risultati del primo turno delle elezioni presidenziali, svoltosi il 31 maggio 2026, sono stati i seguenti: al primo posto, con oltre 10,3 milioni di voti, pari al 43,74% dei consensi, si è collocato Abelado de la Espriella, candidato sostenuto dal movimento populista di estrema destra Defensores de la Patria; al secondo posto, con oltre 9,6 milioni di voti, corrispondenti al 40,90% delle preferenze, è giunto Iván Cepeda, candidato della coalizione progressista di centro-sinistra Pacto Histórico Alianza por la Vida; al terzo posto, con il 6,92% dei consensi, Paloma Valencia, candidata sostenuta dal partito conservatore di centro-destra Centro Democrático; al quarto posto, con il 4,26% dei voti, Sergio Fajardo, candidato del partito di centro Dignidad & Compromiso, 4,26%. Gli altri nove candidati hanno ottenuto tra lo 0 e l’1%, evidenziando una competizione fortemente sbilanciata, nella quale solo un numero molto ristretto di candidature ha esercitato una effettiva capacità competitiva, mentre la maggior parte è rimasta priva di incidenza sul risultato complessivo. Tale dinamica ha reso il primo turno una fase elettorale altamente dispersiva, nella quale la presenza di numerosi candidati non si è tradotta in un pluralismo competitivo, ma in una frammentazione del voto che ha rafforzato ulteriormente i candidati principali.
L’affluenza al primo turno si è attestata al 57,88% degli aventi diritto, una percentuale in linea con la tendenza, osservata negli ultimi cicli elettorali, a una partecipazione relativamente bassa, caratterizzata da un significativo astensionismo e da una maggiore partecipazione alle urne nelle aree urbane rispetto a quelle rurali.
Al ballottaggio, che si è tenuto domenica 21 giugno 2026, i risultati sono stati i seguenti: Abelado de la Espriella ha vinto le elezioni ottenendo oltre 12,9 milioni di voti, pari al 49,66% delle preferenze, mentre Iván Cepeda ha raccolto il 48,70% dei consensi. La differenza tra il primo e il secondo classificato è stata molto ridotta, inferiore a un punto percentuale, confermando l’elevato livello di competizione già emerso al primo turno. Il clima successivo al voto è stato segnato dalle polemiche sollevate dal Presidente uscente Gustavo Petro, del partito Pacto Histórico, che ha denunciato presunte irregolarità nello svolgimento del processo elettorale, mettendo in dubbio anche la trasparenza della trasmissione preliminare dei dati da parte dalle autorità competenti. Tuttavia, la Registraduría Nacional, l’istituzione incaricata dell’organizzazione delle elezioni, ha confermato la validità del risultato del ballottaggio, escludendo che le segnalazioni potessero incidere sull’esito complessivo. L’affluenza al secondo turno si è attestata al 63,60%.
Un profilo peculiare delle elezioni presidenziali in Colombia è che il candidato sconfitto al ballottaggio, a seguito della riforma costituzionale del 2015, ottiene un seggio aggiuntivo al Senato e il suo vice alla Camera dei deputati (art. 112 Cost.). La finalità del meccanismo è evitare la marginalizzazione politica dello sconfitto. Tale soluzione è strettamente legata agli Accordi di pace del 2016[1], conclusi tra il Governo colombiano e l’ex gruppo guerrigliero Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo (FARC-EP), e intende offrire strumenti effettivi di partecipazione e di controllo sull’operato del Governo per disincentivare il ricorso a canali extra-istituzionali o violenti.
L’insediamento del Presidente de la Espriella avrà luogo il 7 agosto 2026 e si svolgerà mediante la prestazione del giuramento davanti al Parlamento bicamerale, il Congreso de la República, riunito in seduta comune. Tale atto segna l’avvio formale dell’esercizio delle funzioni presidenziali (art. 181).
- I risultati delle elezioni politiche dell’8 marzo 2026
Per quanto riguarda le elezioni politiche dell’8 marzo 2026, che hanno preceduto il primo turno delle presidenziali e hanno rinnovato integralmente il Parlamento (183 seggi alla Camera dei deputati e dei 103 seggi al Senato), i risultati sono stati i seguenti: il partito Pacto Histórico si è confermato come la principale forza parlamentare. Alla Camera ha ottenuto 37 seggi, mentre il Centro Democrático ne ha ottenuti 25 e il partito di centro-sinistra Partido Liberal 25. Seguono il partito di centro-destra Partido Conservador con 18 seggi, il partito di centro Partido de la U con 11 e il partito di estrema destra Cambio Radical con 9. Più di venti partiti minori inoltre hanno ottenuto tra 1 e 4 seggi. Alla Camera vi sono anche 16 seggi riservati ai rappresentanti delle vittime del conflitto armato, 5 ai rappresentanti delle popolazioni di origine africana, 1 ai popoli indigeni e 1 ai colombiani residenti all’estero. Al Senato, il Pacto Histórico ha ottenuto 26 seggi, il Centro Democrático ne ha ottenuti 17, il Partido Liberal 13, la coalizione di centro-sinistra Alianza por Colombia 10, il Partido Conservador 10, il Partido de la U 9, Cambio Radical 7. Altri quattro partiti minori hanno ottenuto tra 1 e 5 seggi. Al Senato 2 seggi sono riservati alle popolazioni indigene.
L’affluenza alle elezioni politiche dell’8 marzo 2026 si è attestata intorno al 58%, in linea con la partecipazione osservata nei precedenti cicli legislativi. Nel 2022 la partecipazione era stata di circa il 55%, mentre nel 2018 si era collocata attorno al 53%, confermando una dinamica di lungo periodo caratterizzata da astensionismo strutturale e da una partecipazione non uniforme sul territorio nazionale.
I membri di entrambe le camere del Parlamento sono eletti per un mandato quadriennale. I deputati della Camera sono eletti mediante un sistema proporzionale con liste, applicato in circoscrizioni dipartimentali e speciali. La maggior parte dei seggi è attribuita nei 33 Dipartimenti, che costituiscono le entità territoriali di primo livello del paese, mentre ulteriori seggi sono riservati alle circoscrizioni speciali: per i popoli indigeni, per le popolazioni di origine africana, per i colombiani residenti all’estero e per le vittime del conflitto armato. Le soglie di accesso variano in funzione della dimensione della circoscrizione, risultando più basse nei Dipartimenti meno popolosi, contribuendo a un’elevata rappresentatività territoriale. I membri del Senato sono eletti attraverso un sistema proporzionale analogo, ma applicato in un’unica circoscrizione nazionale per 100 seggi, cui si aggiungono ulteriori seggi speciali destinati alle comunità indigene. Per l’accesso alla ripartizione dei seggi nella circoscrizione nazionale è prevista una soglia di sbarramento del 3% dei voti validi.
Il quadro emerso dalle elezioni dell’8 marzo 2026 delinea un Parlamento frammentato, nel quale il Presidente non dispone di una maggioranza propria e la governabilità dipenderà dalla capacità di costruire alleanze variabili, in particolare con il Centro Democrático, considerata l’affinità ideologica, mentre il sostegno degli altri partiti rimane incerto. In conseguenza di ciò, la figura del vicepresidente José Manuel Restrepo, che ha maturato esperienza come ministro del Commercio e successivamente delle Finanze tra il 2018 e 2022, potrebbe assumere un ruolo decisivo nel facilitare il dialogo con il Parlamento.
- Il Presidente Abelado de la Espriella e il programma presentato durante la campagna elettorale
Il Presidente de la Espriella è un avvocato e imprenditore di 47 anni, noto principalmente per la sua attività professionale svolta in procedimenti penali di rilevanza nazionale riguardanti esponenti politici, imprenditori e figure coinvolte in casi di corruzione e rapporti con gruppi armati illegali. Nell’ambito della competizione presidenziale del 2026, de la Espriella si è candidato ponendosi in aperta rottura con l’agenda progressista del Presidente uscente Gustavo Petro e presentandosi come una figura alternativa rispetto agli esponenti dei partiti tradizionali della destra colombiana, in particolare del partito Centro Democrático.
Lo stile politico del capo dello Stato in pectore si richiama apertamente a tre figure presidenziali: il Presidente statunitense Donald Trump, il Presidente argentino Javier Milei e il Presidente salvadoregno Nayib Bukele, dai quali riprende rispettivamente un’impostazione comunicativa populista, un orientamento economico ultraliberista e una linea securitaria particolarmente accentuata, assunta come riferimento nell’intensificazione delle misure di contrasto alla criminalità organizzata e al narcotraffico. Questa combinazione eterogenea ha dato forma a un progetto politico che de la Espriella ha promosso durante la sua campagna elettorale, soprattutto per il primo turno.
Le sue proposte hanno affrontato diverse questioni cruciali per l’assetto dello Stato, ponendo al centro temi come la sicurezza, l’ordine pubblico e il contrasto alla criminalità, attraverso il rafforzamento della capacità coercitiva dello Stato. A tale proposito, ha dichiarato l’intenzione di interrompere i negoziati e i canali diplomatici con i gruppi armati nell’ambito del processo di pace, per sostituirli con un contrasto esclusivamente militare e giudiziario, escludendo il ricorso a strumenti di giustizia transizionale. Inoltre, come strategia di contrasto alla filiera del narcotraffico, ha annunciato il ripristino delle fumigazioni aeree per l’eradicazione delle coltivazioni illegali di piante di coca (la misura è stata introdotta nel 1994 durante il Governo del Presidente Ernesto Samper, del Partido Liberal, e successivamente intensificata fino al picco storico assoluto durante la presidenza di Alvaro Uribe, del Centro Democrático). A tali misure si aggiungeva, ispirandosi al modello di detenzione applicato in El Salvador, la proposta di riformare il sistema penitenziario attraverso la costruzione di carceri di massima sicurezza destinate anche all’isolamento dei vertici della criminalità organizzata.
Le misure prospettate dal Presidente, tuttavia, sollevano un insieme di criticità molto rilevanti. L’impiego delle Forze Armate nella lotta al narcotraffico comporta profili problematici, poiché determina una militarizzazione della sicurezza interna, espone i cittadini a rischi di violazioni dei propri diritti fondamentali e può incidere sulla neutralità istituzionale delle Forze Armate. Anche la riforma del sistema penitenziario implica elementi critici, in quanto potrebbe incidere sulle garanzie costituzionali relative al trattamento dei detenuti e alla proporzionalità delle misure restrittive. La misura di ripristinare le fumigazioni aeree, infine, introduce alcune questioni rilevanti sotto il profilo costituzionale, in particolare per quanto riguarda il diritto alla salute delle popolazioni rurali e indigene che vivono nei territori interessati, nonché la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi.
Sul piano della politica economica e fiscale, de la Espriella delinea un approccio marcatamente liberista volto a stimolare la produttività privata attraverso un forte alleggerimento del carico tributario. Tra le misure previste figura l’abolizione di diverse imposte ritenute distorsive, al fine di favorire gli investimenti e ridurre la pressione fiscale su imprese e classi medie. Il piano mira a deregolamentare il mercato, a incentivare l’afflusso di capitali esteri e a contrastare l’evasione fiscale attraverso la semplificazione radicale degli adempimenti burocratici.
Nonostante ciò, l’ampiezza delle riduzioni fiscali prospettate solleva interrogativi sulla sostenibilità del bilancio pubblico e sulla capacità dello Stato di garantire servizi essenziali, soprattutto in un contesto segnato da persistenti disuguaglianze territoriali, in cui alcune aree del paese presentano carenze strutturali nei servizi.
In merito alla gestione delle risorse naturali, il Presidente in pectore propone il rilancio energetico del paese attraverso l’interruzione delle precedenti misure di transizione ecologica, che erano state introdotte durante il Governo del Presidente uscente Petro. La strategia prevede l’esplorazione e lo sfruttamento degli idrocarburi, anche mediante progetti estrattivi complessi e l’adozione della tecnica del fracking, considerata uno strumento indispensabile per garantire l’autosufficienza energetica nazionale e incrementare le entrate derivanti dalle esportazioni.
Anche la strategia di rilancio energetico comporta criticità rilevanti sotto il profilo ambientale e della salute, poiché implica rischi significativi per la qualità delle risorse idriche, per la stabilità dei suoli e per la conservazione degli ecosistemi. L’impiego del fracking, in particolare, è associato a potenziali effetti negativi sulla disponibilità e sulla purezza delle acque e all’aumento delle emissioni climalteranti.
Relativamente all’efficienza amministrativa, prevede l’eliminazione e l’accorpamento dei ministeri esistenti, con l’obiettivo di ridurre l’apparato burocratico centrale fino al 40%. Questa compressione organizzativa, secondo de la Espriella, risponderebbe alla necessità di risanare i conti pubblici e ridefinire le competenze delle agenzie governative.
Tuttavia, una riduzione così ampia dell’apparato amministrativo può incidere sulla capacità dello Stato di garantire continuità e qualità nell’erogazione dei servizi pubblici. Il ridimensionamento delle strutture ministeriali rischia inoltre di generare sovrapposizioni di competenze, rallentamenti procedurali e difficoltà di coordinamento tra le agenzie governative, con possibili effetti negativi sull’efficienza complessiva dell’azione amministrativa.
In materia di politica estera, infine, il Presidente in pectore ritiene indispensabile un profondo riorientamento delle relazioni internazionali del paese, attraverso un avvicinamento strategico agli Stati Uniti. Il riposizionamento, sostenuto dalla convergenza ideologica con l’amministrazione del Presidente Donald Trump, è finalizzato a consolidare gli scambi commerciali e a tutelare la stabilità e la sicurezza regionale. Uno degli obiettivi della sua proposta è quello di ottenere il massimo supporto logistico, economico e militare dagli Stati Uniti per l’esecuzione di operazioni congiunte contro il narcotraffico e i gruppi irregolari.
Ciò nonostante, un riallineamento eccessivamente marcato con gli Stati Uniti potrebbe ridurre la capacità del paese di mantenere una politica estera equilibrata e diversificata, con possibili implicazioni sulla cooperazione regionale e sulla gestione multilaterale delle crisi.
Durante la campagna elettorale, il candidato collocatosi al secondo posto al ballottaggio, Iván Cepeda, ha proposto invece il consolidamento del processo di pace, la prosecuzione dei dialoghi con i gruppi armati e il rafforzamento della giustizia transizionale, opponendosi al ritorno delle fumigazioni aeree e a un approccio esclusivamente militare. Sul piano economico aveva sostenuto una riforma fiscale progressiva e un ruolo centrale dello Stato nella regolazione economica e nella redistribuzione. Ha difeso inoltre la continuità della transizione ecologica, rifiutando l’espansione dell’estrattivismo e del fracking. In politica estera privilegiava un orientamento multilaterale e una cooperazione regionale non sbilanciata verso un unico alleato.
Alla luce di quanto esposto, il programma delineato dal Presidente de la Espriella, che si articola in un insieme di obiettivi politici, richiederà, per essere attuato, un equilibrio tra capacità di negoziazione parlamentare e utilizzo degli strumenti istituzionali a disposizione dell’esecutivo. In un contesto nel quale il capo dello Stato non dispone di un sostegno esplicito in Parlamento, le criticità emerse nelle sue principali proposte rendono necessario esaminare con attenzione i poteri di cui dispone per l’attuazione dell’agenda governativa. In conseguenza di ciò, risulta opportuno analizzare il quadro costituzionale relativo alle prerogative presidenziali, al rapporto con il Parlamento e alla disciplina degli stati di emergenza, al fine di valutare gli strumenti ordinari ed eventualmente emergenziali ai quali il Presidente può fare ricorso nell’esercizio del suo mandato.
- I poteri del Presidente, il rapporto con il Parlamento e la disciplina costituzionale degli stati di emergenza
La forma di governo delineata dalla Costituzione del 1991 si colloca nel quadro dei presidenzialismi latinoamericani, pur presentando caratteristiche proprie che accentuano la centralità del Presidente della Repubblica. A quest’ultimo la Carta fondamentale attribuisce, cumulativamente, le funzioni di capo dello Stato, capo del Governo e «massima autorità amministrativa» (art. 189 Cost.), concentrando in un’unica figura un insieme di poteri e attribuzioni che gli consentono di incidere in modo determinante sulla definizione e sull’attuazione dell’indirizzo politico nazionale, sia nell’esercizio delle competenze ordinarie che nell’ambito dei poteri eccezionali.
Le ampie prerogative del Presidente sono elencate all’art. 189 della Costituzione sulla base delle diverse funzioni istituzionali esercitate. Nella qualità di Capo dello Stato, tra le principali attribuzioni, egli rappresenta la Repubblica nelle relazioni internazionali, conclude i trattati internazionali e detiene il comando supremo delle Forze Armate. Come Capo del Governo, tra le competenze di rilievo, oltre a nominare e revocare liberamente i ministri, esercita la potestà regolamentare, adottando i decreti e le ordinanze necessari a dare esecuzione alle leggi. In veste di massima autorità amministrativa, in particolare, gli competono funzioni di controllo, ispezione e vigilanza sull’erogazione dei servizi pubblici essenziali, nonché assicurare il corretto funzionamento dell’apparato amministrativo.
Per il Presidente de la Espriella, tali prerogative assumono una rilevanza particolare, soprattutto in relazione al progetto di riallineamento strategico con gli Stati Uniti, all’intensificazione della cooperazione militare nel contrasto al narcotraffico e ai gruppi armati irregolari, e alla riorganizzazione e al ridimensionamento dell’apparato amministrativo.
Sul piano legislativo, il capo dello Stato dispone di un ampio potere di iniziativa legislativa, potendo presentare progetti di legge in qualsiasi materia (art. 154 Cost.). Per alcune delicate questioni, la Costituzione prevede inoltre un’iniziativa esclusivamente presidenziale, come nel caso dei progetti relativi al bilancio. A ciò si aggiunge la facoltà presidenziale di adottare la legge di bilancio mediante decreto con forza di legge, qualora il Parlamento non la approvi entro tre mesi (artt. 341 e 346 Cost.), prerogativa che amplia sensibilmente il margine di manovra dell’esecutivo in un contesto di marcata frammentazione parlamentare come quello emerso dalle elezioni dell’8 marzo 2026.
Anche i rapporti tra Presidente e Parlamento assumono una dimensione particolare nel contesto attuale. La capacità del Parlamento di esercitare un controllo effettivo sull’esecutivo risulta indebolita, sia per l’assenza di una maggioranza stabile, sia per la natura degli strumenti costituzionali disponibili. Tra questi, un ruolo centrale è attribuito alla mozione di censura, che consente di rimuovere dall’incarico i ministri, ma per essere approvata richiede la maggioranza assoluta dei componenti della Camera che ha promosso la mozione. Nella prassi, lo strumento ha mostrato una limitata efficacia, poiché non si è mai raggiunto il quorum necessario, e nei casi più critici i ministri preferiscono dimettersi prima del voto, neutralizzando l’effetto della censura.
Un ulteriore meccanismo, più incisivo sul piano teorico, è costituito dal cosiddetto “giudizio politico”, che consente di rimuovere dalla carica e privare dei diritti politici, attraverso l’interdizione temporanea o perpetua dai pubblici uffici, le massime cariche dello Stato, incluso il Presidente della Repubblica, nei casi di reati o violazioni della Costituzione nell’esercizio delle loro funzioni. Il procedimento si articola in due fasi: la Camera dei deputati formula l’accusa, mentre al Senato è attribuita la competenza esclusiva del giudizio. Per deliberare, il Senato deve garantire il quorum costitutivo della maggioranza assoluta dei suoi componenti, mentre l’adozione della decisione richiede una maggioranza qualificata pari ai due terzi dei voti dei senatori presenti in sessione pubblica. (artt. 174, 175 e 178 Cost.). Anche in questo caso il limite principale dello strumento è il raggiungimento delle maggioranze qualificate richieste, indebolendo il potenziale del giudizio politico come contrappeso nei confronti del Presidente.
Un profilo che merita particolare attenzione, nel contesto attuale segnato da un’impostazione fortemente orientata alla sicurezza, è la disciplina costituzionale degli stati di emergenza (estados de excepción). La Costituzione affida al capo dello Stato il potere di dichiarare lo stato di emergenza nei casi di guerra esterna, grave turbamento dell’ordine pubblico o emergenza economica, sociale ed ecologica (artt. 212-215 Cost.). In tali circostanze, il Presidente può adottare decreti con forza di legge per far fronte ai fatti eccezionali. Tuttavia, è necessario precisare che il testo costituzionale e la legge n. 137 del 1994, per evitare gli storici abusi presidenziali dello stato di emergenza[2], hanno disciplinato molto dettagliatamente la materia e gli stati di emergenza sono diventati strumenti rigorosamente temporanei e subordinati al controllo formale e sostanziale della Corte costituzionale.
Lo stato di emergenza costituisce sicuramente uno strumento rilevante per affrontare crisi derivanti da situazioni eccezionali, ma può risultare rischioso per la tenuta democratica del paese se non utilizzato rigorosamente nei termini stabiliti dalla Costituzione. La frequenza e le modalità con cui il Presidente de la Espriella deciderà di attivare gli stati di emergenza costituiranno un banco di prova decisivo per valutare la capacità delle istituzioni, in particolare della Corte costituzionale, di contenere eventuali tentativi di espansione delle prerogative presidenziali.
- Brevi considerazioni conclusive
Le elezioni presidenziali del 2026 hanno portato all’elezione di un Presidente investito di un mandato politicamente incisivo, fondato su un risultato elettorale significativo e su un programma strutturato attorno ai temi analizzati in precedenza. Tale mandato, tuttavia, si confronta con una serie di fattori che possono limitarne l’attuazione, anche qualora il capo dello Stato decida di ricorrere ai poteri emergenziali previsti dalla Costituzione.
In primo luogo, le elezioni politiche dell’8 marzo 2026 hanno confermato la frammentazione del sistema partitico e l’assenza di una maggioranza coesa. Poiché il movimento che sostiene il Presidente de la Espriella non ha partecipato alle elezioni parlamentari, l’esecutivo non dispone di una base parlamentare propria e non può contare su un sostegno stabile per approvare autonomamente le riforme annunciate, soprattutto quelle che richiedono interventi legislativi e non possono essere adottate mediante decreto presidenziale. Di conseguenza, il Governo dovrà necessariamente costruire coalizioni con forze politiche più moderate, negoziando contenuti e priorità dell’agenda legislativa.
In secondo luogo, le corti apicali, in particolare la Corte costituzionale, possono rappresentare un limite altrettanto rilevante all’attuazione dell’agenda governativa, soprattutto nelle aree in cui il programma del Presidente incontra precedenti consolidati della giurisprudenza. Negli ultimi anni, tali corti hanno sviluppato un orientamento particolarmente attento alla tutela dei diritti fondamentali, dei gruppi vulnerabili e dell’ambiente, assumendo un ruolo centrale nel controllo e nel contenimento di iniziative governative che possono incidere negativamente su settori costituzionalmente sensibili.
Con riferimento alle fumigazioni aeree con glifosato per eliminare le coltivazioni di piante di coca, la Corte costituzionale ha imposto limiti stringenti, richiedendo valutazioni di impatto ambientale, consultazioni con le comunità locali e il rispetto del principio di precauzione (v. sentenze T-236/17, T-080/17, T-413/21). L’intenzione del capo dello Stato di ripristinare le fumigazioni come strumento di contrasto al narcotraffico dovrà quindi confrontarsi con un quadro giurisprudenziale consolidato che privilegia approcci meno invasivi e più rispettosi dei diritti delle popolazioni rurali.
Sul versante della sicurezza e del sistema penitenziario, la Corte costituzionale ha più volte accertato una situazione strutturale di incostituzionalità nelle carceri colombiane (v. sentenze T‑153/98, T‑388/13, T-762/15), imponendo allo Stato l’obbligo di tutelare la dignità umana e garantire condizioni minime di detenzione. Le proposte del Presidente di costruire mega‑carceri di massima sicurezza e di adottare modelli detentivi ispirati all’esperienza salvadoregna dovranno quindi essere compatibili con tali parametri costituzionali, che vietano trattamenti inumani o degradanti e impongono un controllo rigoroso sulle politiche penitenziarie.
In materia di risorse naturali ed estrattivismo, le giurisdizioni apicali hanno sviluppato una giurisprudenza particolarmente innovativa, che attribuisce diritti propri a elementi naturali quali fiumi, foreste ed ecosistemi (v. sentenze T‑622/16 sul fiume Atrato della Corte costituzionale; sentenza STL10716-2020 relativa al parco naturale Los Nevados della Corte suprema). Parallelamente, è stata rafforzata la tutela dei territori ancestrali attraverso l’obbligo inderogabile della consultazione previa, libera e informata delle comunità etniche, come ribadito nella sentenza T-514/23 della Corte costituzionale, che ha bloccato i progetti pilota di fracking Kalé e Platero per violazione dei diritti della popolazione di origine africana Afrowilches. L’azione estrattiva ad alto impatto rimane subordinata a rigorosi standard scientifici, al principio di precauzione e al rispetto dei diritti collettivi. L’intenzione del Presidente di rilanciare l’esplorazione e lo sfruttamento degli idrocarburi, anche attraverso il fracking, dovrà quindi confrontarsi con un quadro costituzionale che attribuisce alla corti, soprattutto quelle apicali, un ruolo decisivo nella tutela dell’ambiente.
In definitiva, il programma promosso dal Presidente de la Espriella si colloca in un contesto istituzionale complesso, nel quale l’attuazione delle principali iniziative governative incontra limiti significativi, derivanti sia dalla frammentazione parlamentare sia dall’orientamento consolidato delle Corti apicali. La capacità del capo dello Stato di operare entro tali vincoli, rispettando i parametri costituzionali e le garanzie poste a presidio dell’equilibrio dei poteri, costituirà un indicatore decisivo per valutare la tenuta democratica del paese e l’effettiva protezione dei diritti riconosciuti ai cittadini.
[1] L’Accordo di pace del 2016 fu concluso durante la presidenza di Juan Manuel Santos, del partito di centro-destra Partido de la Unión por la Gente, il quale aveva avviato un articolato processo negoziale con le FARC‑EP per porre fine a oltre cinquant’anni di conflitto armato interno. L’intesa prevedeva la smobilitazione della guerriglia, la sua trasformazione in partito politico, l’istituzione di un sistema speciale di giustizia transizionale, misure di reintegrazione socio‑economica e garanzie rafforzate per l’opposizione politica. L’obiettivo era quello di consolidare una pace stabile e duratura, prevenendo il ricorso a forme di violenza o a canali extra‑istituzionali.
[2] Durante la vigenza della Costituzione del 1886, i Presidenti fecero un ricorso abnorme dello stato di emergenza (estado de sitio). Trasformando progressivamente l’eccezione in una modalità ordinaria di governo. In particolare, tra il 1949 e il 1990, l’uso sistematico dei poteri straordinari finì per esautorare il Parlamento e per militarizzare la giustizia, con effetti rilevanti sull’equilibrio dei poteri costituzionali. Per porre rimedio a tale crisi istituzionale, l’Assemblea costituente del 1991 intervenne con una riforma radicale della disciplina degli stati di emergenza, ridefinendo limiti, controlli e garanzie. In questa fase di transizione la Colombia si avvalse anche dell’assistenza tecnica delle Nazioni Unite per l’elaborazione delle nuove norme costituzionali in materia.
FONTI:
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- A. Gómez Méndez, El presidencialismo y el sistema presidencial en Colombia Una mirada desde la historia constitucional, Universidad Externado de Colombia, Bogotá, 2019.
- L. Graute, Security Sells, in Verfassungsblog (4 maggio 2026).
- L. Nocera, C. Mosquera, I diritti della Natura e il ruolo della dimensione culturale nella giurisprudenza di Colombia ed Ecuador, in DPCE online, 58, SP2, 2023.
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- M.L. Tobón Tobón, D. Mendieta González, Los estados de excepción en el régimen constitucional colombiano, in Revista Opinión Jurídica, 16, 31, 2016.
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[i] Dottore di ricerca in Diritto e Scienze umane, Università degli Studi dell’Insubria.
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