La Russia contro tutti. La “creazione” della Repubblica di Crimea: pareri a confronto

Di V. Nikitina

Secondo i risultati del referendum svoltosi domenica scorsa in Crimea, il 96,77% dei partecipanti ha optato per la (ri)unificazione alla Russia quale soggetto della Federazione.

I quesiti del referendum erano due: il primo chiedeva se si volesse appunto l’annessione alla Russia, l’altro se si preferisse la reintroduzione della Costituzione 1992 all’interno dell’Ucraina tralasciando l’opzione dell’indipendenza.

Al referendum hanno partecipato 1 milione 274 mila persone, che rappresentano l’83,1% dell’elettorato totale. 

Secondo l’agenzia di informazione russa Interfax, a favore dello status della Crimea come  parte dell’Ucraina avrebbero votato 31.000 persone, ossia il  2,51% . Il numero dei voti espressi a favore della riunificazione con la Russia ammontano a 1 milione 233 mila, pari al 96,77 %. I voti nulli  rappresentano 0,72 %, secondo la stessa agenzia.  

Ricordiamo che sabato 15 marzo la Corte Costituzionale di Kiev ha dichiarato incostituzionale la consultazione referendaria. Lo stesso giorno la Verhovna Rada, il Parlamento ucraino, scioglieva il Parlamento della Crimea con 278 voti su 450. 

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU nella stessa giornata ha dichiarato invalida la consultazione referendaria: con 13 voti a favore, l’astensione della Cina ed il veto russo. 

Il Consiglio Supremo di Crimea ha adottato il 17 marzo la dichiarazione  di indipendenza, secondo quanto riferito sul sito web del Parlamento. 

Secondo il decreto, la Crimea diviene uno Stato indipendente e sovrano o Repubblica di Crimea, al cui interno la città di Sebastopoli ha uno status speciale.
“La Repubblica di Crimea si rivolge alle Nazioni Unite a tutti gli Stati del mondo affinchè riconoscano lo Stato indipendente creato dal popolo della Crimea”, – si legge nel decreto. Il documento sottolinea che “dalla data di entrata in vigore del presente decreto nel territorio della Repubblica di Crimea non è più applicabile la legislazione ucraina e non vengono applicate le decisioni della Verhovna Rada dell’Ucraina e di altri organi dello Stato dell’Ucraina adottate dopo il 21 febbraio 2014”. 

La Repubblica di Crimea in nome della Rada della Repubblica Autonoma di Crimea  fa appello alla Federazione russa con una proposta per l’annessione della Repubblica di Crimea alla  Federazione russa come un nuovo soggetto della Federazione con lo status di repubblica. 

Il presidente del Consiglio Supremo di Crimea, Vladimir Konstantinov, e il primo ministro della Crimea Sergej Aksenov vengono  autorizzati a firmare un accordo interstatale sull’ingresso della  Repubblica  di  Crimea  e della  città con status speciale di Sebastopoli nella Federazione  di Russia. Tale decisione è stata presa in una riunione plenaria straordinaria del Consiglio Supremo della Repubblica di Crimea il  17 marzo. 

Il vice Presidente della Duma di Stato della Russia, leader del partito Russia unitaria Sergej Neverov, ha affermato che le decisioni legislative in merito ai risultati del referendum sull’adesione della Crimea alla Federazione di Russia saranno adottate al più presto. Così si legge sul sito del partito www.edinoros.ru. 

La comunità internazionale e l’Ucraina non accettano l’esito del referendum.

La Russia è intervenuta sostenendo di dover proteggere la popolazione di origine russa. Putin ha accettato il referendum come atto in linea con il principio di autodeterminazione dei popoli sancito dalla Carta delle Nazione Unite, articolo 1, paragrafo 2. Tuttavia tale principio, spesso invocato ma che nella prassi ha avuto un’applicazione abbastanza limitata, è stato inquadrato nell’ottica dei territori coloniali e di quelli conquistati e occupati con forza. L’Ucraina accusa la Russia di violazione del proprio territorio e ritiene che il referendum sia incostituzionale: un referendum che trattasse questioni territoriali sarebbe legittimo solo se coinvolgesse tutti i cittadini ucraini (art.73 della Costituzione). La Russia inoltre ha sottoscritto alcuni trattati nei quali aveva riconosciuto l’integrità territoriale ucraina con inclusa la Crimea (Dichiarazione di Alma Ata del 1991, Memorandum di Budapest 1994, Accordo per la concessione della base di Sebastopoli del 1997, prorogato  nel 2010). 

Secondo le posizioni russe, oltre a quelle politiche anche parte di quelle della comunità accademica, il referendum in Crimea non sarebbe un caso isolato dal punto di vista del diritto internazionale. I più recenti esempi addotti sono quelli del Sud Sudan e del Kosovo. E ancora prima, quello che ha riguardato l’Eritrea.

La polemica di riconoscere oppure non riconoscere il referendum di Crimea sarebbe visto come  prova che i principi fondamentali del diritto internazionale si  contraddicono a vicenda:   il concetto di integrità territoriale contraddice al diritto dei popoli all’autodeterminazione.

 Gli esperti russi di diritto internazionale non vedono nulla di straordinario nello svolgimento di un referendum in Crimea. L’Europa stessa avrebbe fornito molti esempi  in cui i residenti di una determinata regione dovevano votare  a favore per entrare a far parte di uno Stato piuttosto che altro. Così è stato, per esempio, nella Saar. La regione della Germania occidentale dopo la seconda guerra mondiale fu occupata dai francesi e nel 1957, cioè 12 anni dopo, un referendum si è svolto e il territorio divenne parte della Germania .   

Intervistato al primo canale della TV pubblica russa Suren Avak’jan, costituzionalista dell’Università statale di Mosca, si esprime in questi termini “A suo tempo vi è stato il referendum in Quebec, in Canada, per la questione dell’indipendenza di tale provincia. Nel 2014 sono programmati referendum analoghi in Scozia e Catalogna. Per questo motivo non va considerata la questione della Crimea come un caso straordinario”.

 http://www.1tv.ru/news/world/254250

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